A PROPOSITO DELLE CLASSIFICHE E DEL RAZZISMO ANTIMERIDIONALE

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    Appunti da un Paese involontariamente razzista (perché involontariamente? Perché alcuni non se ne rendono nemmeno conto; e il dettaglio che conferma il pregiudizio diviene più importante del fatto che lo smentisce. Il pregiudizio ti dà l’errata certezza di sapere già e quello che non è coerente con quanto credi di sapere deve essere sbagliato. Quindi…):

    1 – Vorrei vedere la faccia di quelli che obiettavano al prode Massimo Giletti di denunciare sempre e solo pagliuzze meridionali, trascurando travi settentrionali. Il gilettismo è una forma di strabismo giornalistico: il Mose è il più grande scandalo di mazzette di sempre (2 euro in corruzione ogni 3)? Lui si occupa dei furbetti del cartellino. La Lega fa sparire 49 milioni? Si può scommettere al buio che lui si occuperà degli stipendi dei consiglieri regionali siciliani. E sui presidenti veneto e lombardo, Galan e Formigoni finiti in galera avrà mai avuto pubblici attacchi di indignazione? Non so, mi dev’essere sfuggito. E ricordate quelli che gli rimproveravano di additare a rovina dell’Italia i forestali siciliani o calabresi e trascurare le ruberie delle banche, da quella Etruria alle venete? Beh, finalmente anche Giletti ha puntato l’indice accusatore su una banca malgestita e sfondata dai suoi amministratori. La Popolare di Bari: bastava aspettare che ne capitasse una al Sud? Nooo, dai, cosa andate a pensare, una coincidenza. Nel programma della serata era annunciato pure un servizio sulle nonne di Bari vecchia che fanno orecchiette e le vendono senza scontrino (sui temi del crimine internazionale, il nostro si fida soltanto del New York Times);

    2 – Il professor (ma davero davero????) Tito Boeri dice a Corrado Formigli in complice silenzio (chi tace acconsente) che gli studenti del Sud valgono meno di quelli del Nord. Lui ha fatto le scuole al Nord, e se questo porta a capacità di pensiero di boerica portata, è una fortuna che i nostri ragazzi non studino dove si è formato lui, almeno non si sprecano soldi e tempo. La faccenda, però, non ci si può limitare a chiuderla così, perché gran parte degli insegnanti del Nord sono meridionali e gran parte degli studenti universitari del Sud frequentano atenei del Nord (presumendo che siano migliori, stando a classifiche nazionali che non sempre collimano con quelle internazionali, in cui si possono leggere altre graduatorie delle università del Sud e del Nord. Il Boeri-pensiero spiega che può darsi che uno studi (e Boeri, modestamente, gira voce l’abbia fatto), ma questo non dà alcuna garanzia che capisca pure… Probabilmente, lui basa le sue valutazioni sui risultati dei test Invalsi, sulla attendibilità dei quali c’è come minimo perplessità: Paesi che pur li avevano usati prima degli altri, li abbandonando. Sono quei criteri fintamente “oggettivi”, quali le stime di intelligenza sulla scorta dei voti scolastici, in base ai quali “scienziati” bianchi accertarono che i neri sono più stupidi. Più o meno allo stesso modo, gli italiani che arrivavano emigranti a Ellis Island erano classificati quasi dementi al 79 per cento (e non dite a Boeri che la pianuta padana aveva il record di cretinismo prima dell’Unità: bastò che avessero da mangiare un po’ più e meglio (indovinate dove avevano trovato delle banche da svaligiare…), perché quella tara sparisse. Chi volesse rintracciarne tracce ben camuffate oggi (e parlo in generale) forse pecca di troppa malizia. Del resto, Boeri è lo stesso che insieme ad altri due maestri del pensiero “dimostrò” che “nei fatti”, a Crotone sono più ricchi di Milano. Sul modo in cui lo fecero, c’è ancora chi è piegato in due dalle risate. Ma se apprendi di tre professori tre che dicono una cosa del genere e non conosci Crotone, rischi di crederci e non ti chiedi perché la gente è costretta ad andare da Crotone a Milano e non il contrario.

    3 – Il Sole24ore ci ha mollato la solita pippa sulle città in cui si vive meglio. In testa c’è Milano e tutto il Nord tranne poche eccezioni (nooo! Chi se lo fosse creso!). È vera, falsa questa classifica? È vera secondo i criteri che si adottano e falsa se i criteri sono altri. Il quotidiano della Confindustria (dominata dai lombardi e da Milano pure quando, per la seconda volta in un secolo, ci mettono a capo un terrone) fa più o meno collimare la qualità della vita con il reddito pro capite, la felicità con la ricchezza, per fare una sintesi feroce. E ci può stare, nella visione di un quotidiano economico, il cui deficit è pagato dai più ricchi del Paese (che non amerebbero, sospetto, sentirsi dire che sono infelici e hanno sbagliato tutto nella vita). Poi, qualche dubbio ti viene: la città dove si vive meglio sarebbe quella con il più alto tasso di criminalità, dove corri più che in altre il rischio di essere derubato, aggredito, stuprata e con tassi di suicidio che parrebbero funzione diretta del reddito (e si vive così bene che non riuscendo a reggere a tanta gioia, tanti preferiscono farla finita); e si vive così bene, che avendo la fortuna di starci, non vedono l’ora che arrivi venerdì pomeriggio per andare altrove, quasi non importa dove, ma fuori da lì; ovviamente, potendoselo permettere. Dal che deriva l’imbarazzante contraddizione che solo se costretti da risorse insufficienti si resta nella città dove si vive meglio. Mentre, nelle città dove si vive peggio, ci si toglie la vita più difficilmente (volete mettere l’imperdibile gusto di campare per star male?), e te ne vai solo se costretto e piangendo a volte, magari per trasferirti proprio a Milano. Il Sole24ore, giova ricordare, è quel giornale che fece la classifica delle Regioni più virtuose nel recuperare i propri ritardi; in testa c’erano solo quelle del Nord. Il professor Gianfranco Viesti, però, quando andò a vedere in base a quali criteri, scoprì che avevano assegnato un punteggio positivo in più a Regioni del Nord che erano peggiorate, ma un dì erano state virtuose (insomma, le premiavano per il contrario della ragione della classifica); così, quando Viesti rifece la graduatoria senza quel criterio che la falsificava, venne fuori che la lista sarebbe stata guidata dalle Regioni del Sud. Si tratta di un valido metodo per tutte le loro classifiche o fu un infortunio? La seconda che hai detto, non bisogna esagerare. Anche se trovi sempre lo scettico che ti dice: è lo stesso giornale accusato di truccare i dati di vendita e degli abbonamenti, tanto che i suoi dirigenti, per evitare il processo, hanno preferito patteggiare una condanna.

    Beh, andiamoci piano, è comunque gente costretta a vivere nella città dove si vive meglio…

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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