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I Giacobini e il diritto di associazione per se stessi e per gli altri

Nella Introduzione al suo libro su Le colonne della Democrazia, Luca Addante introduce i termini Giacobini e Giacobinismo e pone una nota, la 2, che così recita: “Sulla storiografia sui giacobini italiani e sull’uso dei termini giacobini e giacobinismo mi permetto di rinviare” a un mio saggio di due anni fa. E così il lettore è servito: se vuole sapere che cosa esattamente l’autore intende con i due termini deve procurarsi questo saggio su una rivista scientifica e cercarsi la definizione in due scritti di almeno 70 pagine. Mancando l’indicazione di una o due pagine specifiche in cui, nell’articolo, si trova la definizione, quasi sicuramente, in quel testo, la definizione in senso classico non c’è. Del resto, se ci fosse, l’autore l’avrebbe inserita nell’Introduzione al proprio volume e avrebbe sprecato massimo una pagina che, in un volume di 472 pagine, è niente. 

A meno che la definizione di Addante non sia quella implicita in una frase in cui si legge dei “Jacobins che dal 1789 iniziarono ad attuare e teorizzare le pratiche da cui sorge il diritto di associazione garantito dalle Costituzioni occidentali” (posizione 197 di 9872). 

A parte il fatto che la frase, detta en passant, non ha l’aspetto di una definizione, questa frase non presenta i caratteri di esclusività (che nessuno possa essere considerato sia Giacobino, sia non Giacobino), esaustività (che siano inclusi tutti quelli che si sono dichiarati tali o sono appartenuti a un Club giacobino) e non ambiguità (nel senso che deve chiarire se un rivoluzionario contrario, per esempio, a una radicale riforma agraria sia ancora da considerare Giacobino o no) che sono indispensabili a una buona definizione scientifica.

Verifichiamo l’esclusività della frase assunta come definizione implicita: essa includerebbe tra i Giacobini, anche i Girondini e i nobili che avevano teorizzato e votato la Costituzione del 1791 che affermava il diritto di associazione. Ma siccome questi finirono sul patibolo giustiziati dai Giacobini come nemici del popolo, la frase non presenta, di fatto, il carattere di esclusività richiesto: sarebbero inclusi tra i Giacobini anche quelli che questi ultimi considerarono nemici. Inoltre, se si pensa che il principale leader dei Giacobini, Maximilien de Robespierre, una volta al potere, negò, nei fatti, il diritto di associazione in quanto, nel periodo del Terrore, sospese il diritto di associazione sospendendo la costituzione del 1793. 

Infatti, dopo la proclamazione della Repubblica, il 20 settembre 1792, l’Assemblea Legislativa, eletta a suffragio universale maschile, lavorò a una nuova Costituzione che, essendo stata approvata il 24 giugno 1793, tre settimane dopo che i Giacobini avevano espulso dall’Assemblea i Girondini, fu una Costituzione votata quasi esclusivamente dai Giacobini. Tuttavia, per instaurare il Terrore, Robespierre sospese quella costituzione appena votata, e una volta instaurato il Terrore fece giustiziare, oltre agli aristocratici e ai controrivoluzionari, i Girondini, gli esponenti di tutti gli altri gruppi politici che non condividevano le idee radicali dei Giacobini e persino i Giacobini moderati che appartenevano al Club dei Foglianti. Quindi, per dirla in soldoni, Robespierre ha negato a queste forze politiche ogni diritto, compreso quello di associazione. Di conseguenza, a prendere alla lettera la definizione di Addante, Robespierre non dovrebbe essere incluso tra i Giacobini perché ha riconosciuto il diritto di associazione ai suoi, ma non agli altri. Conclusione che rende la definizione assolutamente non esaustiva.

La mancanza di una definizione o la mancanza, in una definizione, di chiari requisiti di esclusività, esaustività e non ambiguità porta sempre a palesi contraddizioni. E Addante non fa eccezione a questa regola. Per esempio, quando sostiene che i Giacobini sono stati “la prima generazione risorgimentale” (posizione 138 di 9872 e nota 4) e, poi, appena una pagina dopo, sostiene che, fino al 1799, nella penisola italiana, “esistevano gruppi più o meno estesi di giacobini ma non un unico movimento giacobino: il Risorgimento non era ancora iniziato”. Altro esempio, quando sostiene che la “Società dei Raggi, [fu] la prima società segreta del Risorgimento poiché fu la prima organizzazione clandestina nazionale ad avere per programma l’unità e l’indipendenza dell’Italia” dai Francesi. Questa società, essendo stata antifrancese aveva un programma diversissimo dai Giacobini che furono filofrancesi. Del resto erano stati posti al governo dagli eserciti francesi che avevano occupato la penisola, isole escluse. Il fatto che Giacobini e membri dei Raggi fossero la stessa cosa dipenderebbe, secondo Addante, dal fatto che si era affermata una “leadership giacobina dei Raggi” in quanto le società dei Raggi erano “spesso guidate proprio dagli stessi antichi giacobini”. Questo equivarrebbe a dire che “Giacobino una volta, Giacobino per sempre”. Conclusione che porterebbe a considerare Giacobino Filippo Buonarroti anche dopo che è diventato Comunista. Il rivoluzionario pisano, emigrato a Parigi, si iscrisse a un Club di Giacobini e conobbe Robespierre. Fu nominato commissario del Comitato di salute pubblica. Con la caduta di Robespierre, venne arrestato. Amnistiato, organizzò con Gracco Babeuf, altro Giacobino, la Congiura degli Uguali. Quando la congiura fu scoperta, Babeuf venne condannato a morte e Buonarroti messo in prigione in attesa di essere deportato. Uscì di prigione su posizioni decisamente comuniste. Fondò una vasta rete di cospiratori in tutta Europa e, in Italia, si scontrò con Giuseppe Mazzini. Quando quest’ultimo fondò la Giovane Italia (1831), egli fondò la Società dei Veri Italiani (1832). Mazzini, che lo conosceva bene, lo etichettò come Comunista. La gente, nel tempo, cambia. Dire che ex Giacobini che guidavano i Raggi rendevano questa società Giacobina è come dire che il 28 ottobre 1922, quanti parteciparono alla Marcia su Roma guidati dall’ex socialista Benito Mussolini erano socialisti.

Ultimo, ma non meno importante, i Giacobini francesi non possono essere considerati “colonne della democrazia” dal momento che approvarono la liberticida legge dei sospetti del 17 settembre 1793. Questa legge permise di considerare contro-rivoluzionari e quindi condannare a pene detentive o a morte, con processi farsa, sulla base di semplici sospetti. Essa fu rivolta contro: gli emigrati all’estero; i parenti degli emigrati all’estero; religiosi che si fossero rifiutati di giurare la propria fedeltà alla Repubblica; etc. ogni legge dei sospetti è, per definizione, incompatibile con l’idea stessa di democrazia. Le più famigerate leggi del sospetto sono state: questa legge approvata in Francia nel 1793; una simile legge approvata dopo il Plebiscito di Napoleone III che ha portato ad allungargli il mandato presidenziale a dieci anni; la legge Pica approvata dal Parlamento del Regno d’Italia nel 1863 e rivolta contro sospetti manutengoli, sospetti camorristi, vagabondi, oziosi e persone sospette.

Se qualcosa i Giacobini francesi condivisero con i Risorgimentali italiani è stata la legge dei sospetti più che il rispetto del diritto di associazione. Che siano state queste leggi dei sospetti il vero carattere distintivo, il fulcro su cui costruire una definizione di Giacobini, sia per i Francesi, pre o post Napoleonici, e dei Risorgimentali italiani?

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