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    10.000 FIRME ORA SONO POCHE. MOBILITIAMOCI CONTRO LA SECESSIONE CON SCASSO DEL PARTITO UNICO DEL NORD, DAL PD ALLA LEGA, PERCHÈ…/ di Pino Aprile

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    Mancano poche firme a quota 10mila, a sostegno dell’appello “No alla secessione dei ricchi”, lanciato dal professor Gianfranco Viesti, decine di docenti universitari (in atenei italiani e stranieri) di economia, storia e altre discipline, e scrittori, giornalisti, cittadini impegnati contro le discriminazioni a danno di abitanti dello stesso Paese.

    Il Veneto (e in modo più sfumato la Lombardia, con l’Emilia Romagna zitta e al seguito) hanno chiesto che si proceda subito al trasferimento di competenze (scuola, sanità, trasporti…, sino a 23 temi) e risorse relative dall’amministrazione centrale alle Regioni. Ma chiedono che per far fronte a questi compiti, si diano molti più soldi alle Regioni ricche e fa niente se resta una ceppa per le più povere. In tal modo, per legge, si stabilirebbe che i cittadini di uno stesso Paese hanno diritti diversi, proporzionati, per quantità e qualità, ai territori in cui abitano: ad alcuni privilegi e superfluo, ad altri, poco e niente anche del necessario.

    Ovviamente, i sostenitori di questa Apartheid (scomparsa in Sud Africa, viene riproposta in Italia da chi voleva che i non padani cedessero il posto in metropolitana ai celti, o ceffi, autoctoni, a patto di rintracciarne qualcuno) dicono che non saranno dimenticati i principi di solidarietà e promettono elemosine e “fondi di perequazione” per i paria. Per capire quanto ci si possa fidare di queste cialtronate, si guardi come sono ben distribuite in Italia le autostrade, le ferrovie, l’alta velocità, gli appalti pubblici, le grandi opere, e via rubando, pretendendo e discriminando.

    L’Apartheid italiana si chiama “regionalismo differenziato” (vorranno mica essere considerati pari al Trota i terroni di merda!). L’iniziativa è partita leghista, ma i cinquestelle del Nord l’hanno affiancata e fatta propria. E ora, con un incredibile documento congiunto dei gruppi consiliari di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, il Pd copia le frasi della Lega dal “contratto” con i cinquestelle e chiede che questa porcata sia “prioritaria” (esattamente come vuole il partito razzista) per il governo.

    I “Piddini per Salvini” se ne fottono del fatto che da 17 anni si aspetta di veder definiti i Lep, ovvero i Livelli essenziali delle prestazioni che lo Stato deve garantire, uguali per tutti, ai propri cittadini. E ora si capisce perché: il Partito Unico del Nord che va dal Pd alla Lega, non vuole che i diritti ai trasporti, allo studio, alla sanità, all’assitenza, al lavoro, agli asili, eccetera, siano uguali per tutti; per cui, i Lep restano bloccati e si pretende una corsia di sorpasso per “i privilegi per il Nord” che renderanno impossibili i diritti uguali per tutti.

    Fermiamo questa barbarie. Gridiamo in faccia a questa gentaglia quello che sono e che la nostra pazienza è finita. L’appello è diretto ai presidenti della Repubblica e delle Camere, perché fermino tale infamia. Ma anche ai parlamentari che conservano un minimo di senso dell’equità, specie a quelli del Sud, a meno che non preferiscano comportarsi da ascari. E se i loro partiti non vorranno starli a sentire, che abbiano uno scatto d’orgoglio: li abbandonino, a rendere più chiaro che sono soltanto espressione degli interessi e delle pretese del Nord. Si iscrivano al Gruppo Misto, ne facciano uno a parte, si inventino qualcos’altro, ma dimostrino alla popolazione meridionale di non essere solo personale di servizio coloniale, truppe cammellate: ce ne sono fra di loro che sono anche meno e peggio di questo, ma ce ne sono tanti che le palle le hanno, una testa per ragionare pure, e che non sono disposti a mettere sotto i piedi la propria dignità e la vita di chi rappresentano e li ha eletti. Non avrete un’altra occasione per essere riconosciuti tali, se tralascerete questa. Chi vi ha eletto ha fiducia in voi; non tutti sono del tipo: dopo che mi hai votato non ti conosco più. Scegliete fra il posto su cui poggiate il culo, la cifra da avere in banca e la gente cui mostrate la vostra faccia, il tono con cui sarà pronunciato il vostro nome.

    L’appello è rivolto pure ai presidenti e consiglieri delle Regioni meridionali, perché alzino la loro protesta contro questo schifo e si facciano sentire nei loro partiti, a meno che non vogliano certificare, adeguandosi, addirittura aderendo, la loro sudditanza. Alcuni hanno persino chiesto l’applicazione della porcata anche alle proprie Regioni, ovvero “l’autonomia” dei morti di fame e la mano tesa all’elemosina della “perequazione” (con i criteri di chi non ha ancora fatto il treno per Matera e ha stabilito che i bambini terroni non debbano avere asili e la salute dei meridionali vale meno di quella dei signur padani).

    Conoscendo i personaggi, qualcuno lo ha fatto perché meglio un piccolo potere in più a uno schiavo da cortile, che esser mandato nei campi dal padrone; altri lo hanno fatto perché onestamente convinti che la cosa possa funzionare; altri, perché, semplicemente, non hanno capito niente. Beh, a tutti può capitare di sbagliare e rendersi conto, strada facendo, che una scelta che sembrava utile è invece dannosa: si guadagna molto più ammetendola, che rovinando se stessi e la propria gente per non smentirsi.

    E l’appello è rivolto a tutti voi: 10mila sono tanti, un migliaio al giorno potrebbe sembrare una grande prova di partecipazione e condivisione. Ma ora non basta più: dobbiamo mobilitarci contro chi vuole massacrare il Sud persino più e peggio di quantio non si sia fatto sinora e distruggere il Paese. Se con il “regionalismo differenziato” si vuole la secessione, come denunciato da insigni e pacatissimi giuristi,lo si dica chiaro, ci si mette a un tavolo e si fanno i conti. Ma scappare con la cassa, ve lo levate dalla testa!

    Chiediamo a tutti di adoperarsi, perché questo appello arrivi a chi di dovere con una valanga di firme. Invitate tutti i vostri amici attraverso le pagine social, i vostri contatti telefonici, le vostre associazioni. Dobbiamo una lezione a questa gentaglia.

    Pino Aprile

    Giornalista e Scrittore


    “Fa’ quel che devi, accada quel che può”, è la mia regola. Se ti fai condizionare dai rapporti di forza (ma “loro” hanno tutto: giornali, tv, soldi, potere…) o dalle conseguenze possibili (non otterrai nulla, in compenso ti schiacceranno) non troverai mai il momento giusto per agire. Mentre l’unica cosa che conti è la ragione di agire: se c’è, fallo. E basta. Come? Don Luigi Sturzo disse: chi sa scrivere scriva, chi sa cantare canti, chi ne è capace, faccia politica. Sono nato nel 1950, sono cresciuto in una casa popolare, ho avuto ottimi genitori. Quello che ho scritto mi ha caricato di responsabilità verso gli altri e il futuro (ho un nipote…) e ora devo risponderne. Sono qui per questo.

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