BASTA CON TRENITALIA CHE FA L’AZIENDA PRIVATA DEL NORD, ANCHE CON I SOLDI DEI MERIDIONALI. DOPO L’ULTIMO “NO” AL SUD, RACCOGLIAMO FIRME, PERCHÉ SIA AZIENDA PUBBLICA E NE RISPONDA AL PAESE TUTTO
di Pino Aprile
Trenitalia è un’anomalia non più tollerabile: non può fare “l’azienda privata”, avendo quale unico azionista le Ferrovie dello Stato (ovvero soldi di tutti gli italiani), per operare a vantaggio solo di alcuni e a danno degli altri. Una stortura italiana per dividere l’Italia (o continuare a tenerla divisa, pure sui binari). L’ultimo ettolitro che fa traboccare il vaso è stato versato da tempo. È ora di finirla:
TRENITALIA DIVENTI PUBBLICA
1 – Trenitalia torni a essere un’azienda pubblica, e risponda degli obblighi di un’azienda pubblica a tutti i cittadini del Paese, non dando troppo ad alcuni e niente ad altri. L’ultima di Trenitalia è il no a un collegamento decente, pur se molto parziale e vergognosamente tardivo, per lo sviluppo di una fascia importante amplissima e dimenticata del Mezzogiorno: la costa jonica, oltretutto risorsa turistica poco sfruttata, perché di fatto irraggiungibile, essendo stata condannata dall’Italia “unita”, da un secolo e mezzo, a non avere treni, autostrade e aeroporti, ma a pagare perché altri ne abbiamo, persino a perdere, per alimentare l’univo traffico che producono: quello delle tangenti. Secondo Trenitalia “non risultano evidenti opportunità commerciali sufficienti per istituire il Frecciargento Sibaritide-Roma”. Invece, “i numeri ci sono”, assicura la parlamentare 5s Rosa Silvana Abate, che ha reso nota la vicenda. La verità, quindi, è che “non risultano evidenti opportunità commerciali sufficienti”, perché Trenitalia resti privata.
VIA GLI ATTUALI DIRIGENTI
E, per cominciare:
2 – via, e subito, il presidente di Trenitalia, Tiziano Onesti e l’amministratore delegato e direttore generale Orazio Iacono.
CRITERI CHE CAMBIANO CON LA LATITUDINE
Non ci caschiamo più:
il Mose che dovrebbe “salvare Venezia” ingoia in corruzione due euro ogni tre, ma si fa, pur se rischia di essere non solo inutile, ma persino dannoso, ammesso che funzioni (immaginate si fosse fatto qualcosa del genere a Reggio Calabria);
il Terzo Varco fra Genova e Milano, inspiegabilmente, per poche decine di chilometri e a costi unici al mondo (provate a immaginare se ad avere tale “stranissimo” record fosse Napoli), è stato giudicato inutile e antieconomico, ma si fa ugualmente. E non si sa perché (o forse sì);
la linea Tav Torino-Lione è una delle opere più folli di sempre: distrugge il territorio, spacca il Paese, forse fa cadere il governo, non serve a niente, a meno di non voler credere che davvero sia irrinunciabile, per la prossima generazione, far guadagnare su quella tratta (arteria vitale per l’economia del pianeta!), pochi minuti alle merci, il cui volume venne sovrastimato per far partire l’opera ed è in calo continuo, mentre le linee ferroviarie già esistenti sono sottoutilizzate. Ma la Tav “si deve” fare (pensate se fosse il Ponte sullo Stretto);
hanno buttato 1.800 milioni sul Freccia 1000, per recuperare (sulla carta) qualche minuto sulla tratta già più veloce d’Italia, Milano-Roma; mentre, per fare la linea diretta Napoli-Bari (progettata e appaltata più di un secolo e mezzo fa dai Borbone e fermata dai Savoia per afflato “unitario”) o il treno per Matera (capitale europea della cultura pedonale) bisogna inviare i geologi a “studiare le rocce” (insulto, uno dei tanti, dell’allora disgraziatamente ministro Delrio ai meridionali: di quei geologi non si è più saputo nulla, dispersi in plaghe terroniche, mentre il prode Graziano decideva di regalare al Nord la più lunga pista ciclabile d’Europa e “grandi opere” bocciate anche dalla Corte dei Conti europea, riservando al Sud la più lunga “pedonabile” del mondo: a piedi, terroni!);
fra Torino e Milano il trionfo dello spreco: una linea alta velocità per centinaia di treni al giorno, passeggeri e merci, su cui passano poche decine di treni passeggeri e nessuno merci (pensate l’avessero fatto fra Palermo e Catania).
Giusto per un assaggio di come vanno le cose, circa le “opportunità commerciali sufficienti”.
IL SUD DISCARICA DEI TRENI DISMESSI DAL NORD
Se state per dirmi che molte di queste decisioni non spettano a Trenitalia, ditemi pure quale è l’azienda che, anche con i soldi dei meridionali, compra treni nuovi per le linee del Nord e butta su quelle del Sud convogli da rottamare, come se non pagassero, quei passeggeri così schifati, lo stesso biglietto e le stesse tasse, in proporzione al reddito, da cui deriva il 100 per 100 dei soldi delle Ferrovie dello Stato, con cui si ingozza immeritatamente Trenitalia, “privata”.
AL SUD NEGA I TRENI E INVESTE SUI PULLMAN
La Trenitalia per cui “non risultano evidenti opportunità commerciali sufficienti per istituire il Frecciargento Sibaritide-Roma”, è socia di una azienda che copre quella stessa tratta con pullman, per quattro corse al giorno, in aggiunta a quelle di altre società (totale 12 corse). Come dire che Trenitalia lucra sull’assenza di servizi di Trenitalia al Sud: correggetemi se sbaglio (lei è in errore, Aprile: non meritando voi il Frecciargento, perché siete solo dei terroni, Trenitalia, per garantire la vostra mobilità, sostiene di un’azienda del Sud per darvi “la corriera”. E vi lamentate pure!). Pensate l’avessero fatto fra Rimini e Roma o Riccione e Milano.
TURISMO EROICO AL SUD, SENZA TRENI, AUTOSTRADE, AEROPORTI
Il Frecciargento per la Sibaritide potrebbe rendere più facile l’impresa di turisti intenzionati a raggiungere le meraviglie del golfo jonico e più difficile per Zaia e altri pisquani, dire: «Non siete a bravi come noi, pur avendo il paradiso»… irraggiungibile senza i treni, le autostrade, gli aeroporti che si è accuratamente evitato di fare al Sud, per impedire facessimo concorrenza a chi finge di non sapere come stanno le cose.
Persino per avere una Salerno-Reggio Calabria, Giacomo Mancini, allora ministro, dovette porsi contro l’Iri, i poteri del Nord, il suo stesso governo. E la pagò con la fine della sua carriera politica nazionale. Le Ferrovie dello Stato campano di risorse pubbliche e hanno diritto di attingere dalle nostre tasche, solo per garantire uguale diritto alla mobilità a tutti i cittadini italiani. Se delegano a Trenitalia che è “privata” con i soldi nostri, è legittimo il sospetto che qualcuno ci voglia fregare. E se guardo dove è concentrata la rete ferroviaria, invece di essere distribuita; quali treni scorrano a Nord e quali catorci dismessi a Sud, ne ho la certezza: sì, questi ci stanno prendendo in giro. E se ci dicono che “non risultano evidenti opportunità commerciali sufficienti per istituire il Frecciargento Sibaritide-Roma”, o per qualsiasi altra tratta (tanto, se è a Sud, la risposta è sempre la stessa), allora prima o poi ci stufiamo di sentircelo dire.
Ecco, quel “prima o poi” è arrivato: via i massimi dirigenti di Trenitalia e l’azienda sia pubblica, come i soldi che usa, perché non possa più discriminare fra chi quei soldi versa.


8 Comments
Jelly
Il servizio deve ritornare pubblico e con investimenti equilibrati.
Pino Aprile
Non lo faranno se non lo imporremo
enzo
Con il “Regionalismo differenziato” la tempesta perfetta, costruita dai “barbari” scaricherà sul Sud..Una Repubblica Meridionale d’Italia ? Obtorto collo, potrebbe essere il Nuovo..
Pino Aprile
Intanto, conviene agire su progetti, iniziative specifiche che vanno nella direzione dell’equità, altrimenti si rimanda tutto . quando ci sarà la Repubblica mediterranea…
Vincenzo
Urge più che mai l’unificazione politica del sud pur in presenza di partiti diversi nella loro filosofia
Con le differenti ideologie politiche e con esse le separazioni che se ne determinano si creano inevitabilmente delle divisioni che fanno il gioco del nord.
“Divide et ìmpera” è il motto dei politicanti nordici. Dobbiamo necessariamente uscire da questa trappola.
Pino Aprile
Il modo migliore di farlo è unirsi su progetto i iniziative specifiche (vedi l’appello perché Trenitalia non sia più un’azienda del Nord pagata da tutti gli italiani)
Mariagrazia Dilillo
Quando cominciai a leggere Terroni, facevo molta fatica a proseguire nella lettura: provavo rabbia, tristezza, disgusto, quasi rifiutavo l’idea che potesse essere tutto vero. Mi chiedevo quali fossero le fonti, mi sembrava tutto troppo crudele davvero accaduto. Ma poi mi sono resa conto che oggi la realtà non è meno crudele di allora. L’unico modo per cambiare le cose è diffondere la verità, e non solo al Sud. Molte persone, anche al Nord, sono pronte per la verità e hanno voglia di conoscerla, per quanto male possa fare. Io stessa ne ho conosciute alcune. C’è chi ancora ci crede in un paese unito e solidale, e io sento che il Sud può guidare tutti verso la salvezza. Ripartiamo da Sud per rifare l’Italia.
Pino Aprile
Vero, ma per ora al Nord sembra prevalere l’egoismo e si spacciano come plebisciti dei referendum che hannoi visto il “sì” all’Autonomia di un lombardo ogni tre e un veneto ogni due. L’Italia può continuare a esistere solo se equa, solo se diviene un Paese in cui tutti i cittadini sono trattati allo stesso modo