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PIENA OCCUPAZIONE GIOVANILE SOPPRIMENDO I DISOCCUPATI

E meno male che Jonathan Swift la fece tre secoli fa la sua “Modesta proposta” («Mangiate i bambini»!), per risolvere i problemi della sovrappopolazione e delle morti per fame, in Irlanda.

Oggi lo accuserebbero di istigazione al cannibalismo aggravata dalla minore età dello spezzatino.

Si parla di disoccupazione giovanile, in Abruzzo. E il professor Roberto Veraldi, docente di Politiche sociali all’università di Chieti-Pescara, nella sua conferenza all’istituto Fermi di Sulmona, annuncia una proposta provocatoria (avverte pure che è “una provocazione” e le ragazze avrebbero fischiato!) e dice che per eliminare la disoccupazione giovanile, basterebbe non far lavorare le donne. O viceversa (parità di genere, giusto?).

E gli studenti si mettono a ridere? No. La frase viene estrapolata, il prof è accusato di misoginia spinta, la sala si svuota, i giornali montano il caso (senza manco chiedere al professore se davvero avesse detto seriamente una tale castroneria), spunta “il documento” di protesta e una improvvida senatrice di Italia viva, Daniela Sbrollini, presenta una interrogazione parlamentare (ma la vuoi fa’ ‘na telefonata prima?) al ministro dell’Istruzione, perché intervenga: ispettori, fustigazione in piazza, licenziamento?

Conosco il professor Veraldi e gli chiedo se ha sbattuto la testa o ha qualche problema. Mi gira il video-audio del suo intervento, così come estrapolato dagli stessi che lo accusano. E lo si sente dire che sta per fare una provocazione: se non lavorassero pure le donne, non ci sarebbero disoccupati. O anche viceversa, ma comunque avremmo piena occupazione giovanile.

E se non piovesse più, non servirebbe l’ombrello.

E non si capisce la battuta e dilaga lo sdegno? Temo che questo la dica lunga sul nervosismo che c’è nel Paese. Ma che a non capirla siano stati i giovani… Boh! Manco a dire che l’insonorizzazione della sala fosse difettosa, perché nel video si sente con chiarezza che si vuol esporre una soluzione paradossale!

Swift, irlandese, suggerì che i suoi connazionali poveri potessero vendere ai ricchi inglesi i loro figli più in carne, perché fossero cucinati secondo il gusto degli acquirenti. Se non potevano dar da mangiare ai loro figli, almeno dessero i loro figli da mangiare!

Considerato il livello di elasticità mentale che la vicenda Veraldi pone in luce, preciso subito che non sono d’accordo con l’idea di Swift. Sono vegetariano. E non essendo solo io a evitare le proteine animali, la modesta proposta del grande poeta satirico irlandese mi pare inadatta per insufficienza, mancando di universalità.

Più efficace sarebbe quanto suggerì un lord inglese: per eliminare la povertà, il rimedio sicuro sarebbe uccidere i poveri. Nessuna discriminazione: maschio o femmina, giovane o anziano, se sei morto di fame, sei morto. Senza aspettare che provveda la fame.

Inviterei a non sollevare questioni morali, etiche, religiose…: qui si cerca una soluzione tecnica a un problema economico. Ed è fuor di dubbio che il problema, in tal modo, viene risolto. Non si può avere la botte piena e il povero ubriaco.

Analogamente, per garantire la certezza della totale occupazione giovanile, basta sopprimere tutti i disoccupati. E senza preferenze di sesso. Appena il reddito personale scende sotto quello che l’Istat fissa come soglia di povertà: zac! E la statistica torna a posto.

Vogliamo scommettere che i leghisti e paraculi padani anti-meridionali non chiederebbero più che il livello di povertà al Nord sia più alto, “perché la vita è più cara”, e vorrebbero tornare a una soglia più bassa e uguale per tutti?

Non si può non scorgere l’immediata quantità di vantaggi di una tale democratica misura:

1 – quanti giovani, per non scendere sotto la soglia, pur se laureati in fisica nucleare e ricerca dei neutrini fra i buchi neri di Orione accetterebbero quei lavori che oggi, pretendendo occupazioni al livello della loro costosa formazione, scansano (vedi i rattoppi stradali e positura di cavi che proponeva Giorgia Meloni), rubandoli agli extracomunitari?

2 – quando un’azienda dovesse licenziare, altro che scioperi, trattative, cassa integrazione, sussidi di disoccupazione… naaa: si consegna l’elenco dei dipendenti ormai inutili all’ufficio di competenza, che provvede all’eliminazione dei superflui e non autosufficienti;

3 – si pensi al risparmio di indennità, assistenza, bonus e tutte quelle altre provvidenze a favore di chi, per la società, è solo un peso (chiedere a quei predicatori di laboriosità che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro e, non avendo niente da fare, sono finiti al governo: dal fu Umberto Bossi a Matteo Salvini);

4 – e, fissata la soglia di reddito sotto la quale si è ritenuti comunque disoccupati, anche se lavoratori, ma malpagati (è il fenomeno mondiale dei “poor workers”), si consideri quale forte deterrente sarebbe un tal provvedimento contro l’evasione fiscale: finalmente, ci sarebbe una pena (tostarella) per i presunti nullatenenti con Porsche Cayenne e vacanze in Costa Smeralda: se non pagassero le tasse su un reddito congruo e dimostrabile, zac!(A meno che il governo Meloni non partorisse il 72mo condono foscale per salvar loro la vita, in attesa del 73mo, del 74mo…);

5 – paradossalmente, l’eliminazione dei disoccupati, creerebbe nuova occupazione: per una così massiccia potatura, bisognerebbe assumere un numero consistente di boia, che avrebbero necessità di adeguata formazione (corsi, docenti, scuole, strumenti da costruire per l’esecuzione del lavoro…);

6 – si rifletta, per dire, sull’estensione del criterio, per equità, ai pensionati. L’Inps rischia di andare in profondo rosso perché le pensioni da erogare sono troppe e troppo pochi i lavoratori che versano i contributi necessari ad alimentare il meccanismo di sostegno fra generazioni? Ogni anno, si calcola la quota in eccesso e la si amputa, in modo che i bilanci siano sempre attivi.

La sana amministrazione, si sa, richiedere rigore. Se queste misure paiono severe, si tenga conto del fatto che sarebbero comunque eque, democratiche. Almeno quanto a parità di diritti fra i generi e le generazioni.

E ora speriamo di non essere presi sul serio e di non ritrovarsi crocifissi in parlamento, quale presunto stragista, in una interrogazione al ministro delle Cazzate, da parte della senatrice Sbrollini.

PINO APRILE

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