di Pino Aprile
Un giorno ci chiederanno: e tu cosa hai fatto per fermare il genocidio dei Palestinesi a opera del Reich Israele? Va avanti da circa ottant’anni, ma il mondo che non vedeva o fingeva di non vedere, non ha potuto più far finta di niente con Gaza ridotta peggio del Ghetto di Varsavia dai nazisti e dei pazzi criminali che progettavano di costruire alberghi, casini e casinò per vacanze di lusso sui resti di un campo di sterminio e i corpi di almeno 75mila vittime, di cui più di 20mila bambini (bersagli particolarmente ambiti dalle truppe israeliani, pare).
Ho ripensato alla vicenda di Hind Rajab, la bimba di cinque anni che ha visto morire tutta la sua famiglia, in un bombardamento dell’esercito israeliano agli ordini di un primo ministro condannato per crimini contro l’umanità. Lei e la cugina di quindici anni, ferite e vive, al telefono imploravano il soccorso della Mezzaluna rossa, impossibilitata a intervenire, perché sotto il tiro dei criminali israeliani. Poi la cugina è morta e lei, per ore, ha continuato a invocare aiuto. Quando la Mezzaluna rossa ha potuto finalmente andare era tardi e gli stessi soccorritori sono stati uccisi dai volenterosi eredi dei sopravvissuti a un genocidio, di cui copiano e perfezionano le tecniche.
Immaginate una mamma a Gaza, che non può dare a suo figlio nulla da mangiare, acqua fetida da bere, non un tetto (tutta la Striscia è stata rasa al suolo dal Reich di Tel Aviv), al più una tenda in pozzanghere ed escrementi, non cure, perché gli ospedali e le scuole sono stati i primi bersagli di un esercito criminale e sa che suo figlio, tutti loro, sono soltanto bersagli di tiratori scelti anche quando vanno a far la fila per un pentolino di minestra.
Cosa può dare una mamma a suo figlio, in quelle condizioni? Non le resta che un dono: fare in modo che non veda la morte quando arriverà. Forse può ancora risparmiargli il volto del carnefice. Ed è così che è nata questa Ninna Nanna (mia la musica, miei i versi).

