Il grattacielo è abusivo, ma in buona fede! Assolti tutti. Ah, sì, ah ‘mbe’. E allora…
Parliamo di una torre di ventiquattro piani tirata su a Milano, dove hanno “sostituito” vecchi capannoni dismessi, con grattacieli, come fossero “ristrutturazioni”, persino facendoli spuntare in un cortile.
Miracolo a Milano!
Se ci pensate, da oltre duemila anni, la religione più diffusa nel mondo, il Cristianesimo, si fa forte della trasformazione dell’acqua in vino (c’è chi ha messo su business di portata planetaria così; noi stressi, con una bustina giusta…); e poi con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Insomma: un panino, va’! E ancora se ne parla.
E Milano, allora? Moltiplicando mattoni trasformano quattro muri di ruderi in grattacieli, decine, con centinaia di appartamenti, attici e superattici, con prezzi da gioielleria. Ma che, davero-davero, vogliamo fare confronti? Altro che elemosiniere che passa facendo tintinnare spiccioli nel piattino! E senza pagare gli oneri urbanistici (più di 50 miliardi) che, per non farli gravare sui costruttori, il Comune dovrebbe addossare a tutti i milanesi, per la regola aurea: profitti privati, oneri pubblici.
Scrissi il mio primo articolo poco meno di 57 anni fa, e fu il racconto di come l’allora sindaco di Cesano Boscone, Alfredo Vuminio, buttava giù i palazzi abusivi “con la dinamite” (non ricordo più se la dinamite era metafora o proprio strumento risolutore. Come a Bari decenni dopo, per atterrare gli enormi edifici che occludevano la vista del mare). La cosa fece scalpore.
Io avevo appena concluso, in autostop, il giro d’Italia, proponendomi a tutti i giornali e venendo cortesemente pregato di non dare fastidio. Tornato a Taranto, scoprii che c’era un quotidiano anche in Puglia; scrissi quattro righi all’allora direttore, Oronzo Valentini. Che mi rispose di presentarmi alla redazione della mia città. Lì mi dettero, all’istante, l’incarico di far il resoconto della conferenza che il sindaco Vuminio avrebbe tenuto quella sera alle 20,30, nella sede dell’università popolare. Ma dovevo consegnare l’articolo alle 20, perché partisse con l’ultimo treno utile per Bari, dov’era la sede centrale e si stampava il giornale (in sala d’aspetto della stazione un ormai sdentato Tirannosaurus rex tormentava un Brontosauro affetto da demenza senile. Sembrano passate ere, eh?).
Non ero mai stato in un giornale, non avevo mai letto, nemmeno toccato un quotidiano. Nessuno mi disse come fare. Rintracciai il sindaco nell’hotel dove riposava dopo il lungo viaggio (se volete vedere i treni di allora, andate al museo; e pensate di starci dentro da Milano a Taranto) e gli chiesi di farmi la conferenza, perché avevo fretta. Invece di mandarmi al diavolo, parlò. Al giornale, non si aspettavano che portassi il resoconto di una conferenza, mezz’ora prima che iniziasse. Superai l’esame, cominciò la mia carriera.
Oggi vivo ai Castelli Romani. Un contadino piccino picciò, avanti con gli anni, una gamba stenta e la dignità di Socrate, ci portava i suoi ortaggi, in cesti di una eleganza che avrebbe presupposto anni di educazione regale e sempre con l’aggiunta di un fiore e un sorriso (nonostante i problemi di salute suoi, della moglie, di una delle due figlie). Abita in una zona che da agricola era divenuta un disordinato quartiere di sparse case, ville, palazzotti abusivi. Poi risanati. Lui, se ricordo bene (non giuro sui dettagli, ma non ho coraggio di chiamarlo per farmeli definire meglio) aveva aggiunto una stanza alla casa, per l’altra figlia e il nipote. Per ignoranza (taccio le volgari insinuazioni sulla mancata mazzetta), fu l’unico nella sua zona a non ottenere il risanamento della casa.
Combatté anni, ma perse: dovette demolirla a sue spese e fare un mutuo per pagare la salata sanzione. Ne deduco che non si dev’essere potuta certificare la sua buona fede. Da allora (forse non solo per questo, ma anche per questo che si aggiunse al resto), declinò, perse il sorriso, fece con sempre più fatica meno di quel che faceva prima. Mi hanno appena detto che ormai non si alza dal letto, non parla più.
Ci vuole fortuna, in ogni cosa.
Pensate: quante probabilità ci sono che acquistiate un appartamento vista-Colosseo, convinti che costi come un bilocale di periferia, e dal notaio, al rogito, uscite a prendere una boccata d’aria, proprio mentre qualcuno, “a tradimento”, paga la differenza a vostra insaputa. Finite sotto inchiesta, raccontate come sono andate le cose, il magistrato si rende conto della vostra buona fede. E ve la cavate. E vi tenete pure la casa. Non ci credete? A un ministro è successo. Nella patria del d(i)ritto, “in dubio, pro reo”: la regola aurea è stata rispettata.
E quante probabilità che se fate sparire 49 milioni (raga’: circa cento miliardi di vecchie lire!), come i soldi pubblici svaniti dalle casse della Lega, veniate condannati a restare a piede libero e a restituire il malloppo in ottant’anni, quando vi avrà reso il doppio (vabbé, agli eredi). Cioè, se uno mi ruba la pensione e lo acchiappano, se la può spendere e restituirmela a rate in 80 anni?
Azz! Dura lex, sed permaflex.
Anni fa, un pensionato fu multato per un fanalino posteriore dell’auto che non funzionava. Non lo sapeva, promise di sostituire la lampadina. Non ci fu verso: multa! Visto l’importo, fece notare che la sua pensione bastava appena a sopravvivere, e quella spesa imprevista avrebbe fatto saltare il bilancio. Gli irriducibili Starsky and Hutch procedettero, non convinti della sua buona fede.
“Che Paese di merda!”, commentò il pensionato. E si ritrovò denunciato pure per vilipendio del nostro intoccabile (solo dai poveracci) Paese. La Cassazione confermò la condanna a ulteriori mille euro contro il pericoloso criminale di scarso pecunio. L’allora capo del governo Silvio Berlusconi, per fatti suoi, espresse analoga valutazione (“Che Paese di merda!”), non ritenuta censurabile, in quanto “opinione politica”, “sfogo”. Niente, se vogliamo, considerato che nel suo governo c’era chi bruciava il tricolore in piazza, dopo aver detto di usarlo “per pulirsi il culo” (in perfetta coerenza… materiale con l’opinione del capo del governo. E invece di multe e Cassazione, cotali inceneritori e igienisti avevano ministeri).
Ora si aspettano le motivazioni della sentenza salva-grattacielo per buona fede. Sono sicuro che sarà scritta benissimo, con inattaccabile sapienza giuridica.
Ma posso dire che un disagio, da cittadino, mi resta? Diciamola tutta: com’è che non avevamo dubbi che la faccenda dei grattacieli al posto del canile “si sarebbe risolta”? Quando è scoppiato lo scandalo e la magistratura ha avviato le sue indagini, si è scatenata una gara alla ricerca del “Salva-Milano”, per “dimostrare” legale quello che inquirenti sospettavano illecito.
Opera che ha coinvolto volenterosi opinionisti, politici, ministri, amministratori locali, giornali che scatenano campagne di sdegno sulle verande “abusivamente” chiuse a Ischia (prova del reato: la latitudine), se una frana travolge un quartiere e fa vittime (modello “se la sono cercata”)…
E subito tentativi di varare leggi che “superassero” l’iniziativa giudiziaria. Con distinguo posti a premessa: non doveva essere una sanatoria, perché non c’era il reato, avendo, costruttori e Comune agito in base alla loro “interpretazione” di una “vecchia” legge (del 1942. “Non ammazzare”, “non rubare”, eccetera risalgono all’incontro fra Dio e Mosè sul Sinai). Nel resto d’Italia, stupidamente, si applicava al contrario, ma a Milano sono più intelligenti.
Si provò a infilare le norme “Salva-Milano” in provvedimenti che non c’entravano niente, ma la cosa parve esagerata persino al Parlamento in cui la maggioranza dei partiti era a favore. Insomma, incredibile a dirsi (segnatelo: “Io c’ero!”) qualcuno si vergognò. O così parve.
E ora questa sentenza che salva un grattacielo, grazie alla buona fede. E quando ce ne diranno le motivazioni, non farà una piega. La legge è uguale per tutti.
La Milano degli affari (e quindi della politica) ha tirato un sospiro di sollievo, perché sarebbe stato un brutto colpo se si fosse, con diversa sentenza, “fermata l’economia”, specie per chi pensa che nel mondo domini una norma non scritta, ma prioritaria: “Too big to fail” (troppo grande per fallire); che letta dall’altra parte suona: “Solo gli stracci volano”. Ricordate il procuratore generale di Palermo che a Rocco Chinnici, capo del pool antimafia, disse: “Falcone rovina l’economia della Sicilia”? E propose di affidargli inchieste meno disturbanti.
Una preoccupazione che pur se in contesto, forma e pericolosità differenti, parrebbe affiorare, se solo a chiusura di ExpoMilano2015 partirono le retate che condussero in galera, sotto processo e indagine, centinaia di faccendieri e disinvolti affaristi, incluso alcuni protagonisti di Tangentopoli. Un… rispettoso tempismo che indusse l’allora capo del governo, Renzi, a ringraziare i giudici milanesi per la “sensibilità istituzionale”. Ah, però!
Visto da lontano, questo può trasmettere un messaggio distorto (in ordine di importanza, prima gli affari, poi la legge), che di sicuro non è nelle intenzioni di nessuno, ma può essere indirettamente rafforzato da dettagli che lasciano traccia più profonda di quanto si vorrebbe: le città usano dare ai loro aeroporti nomi che ne rappresentino indole e ideali. Così, Roma, dedica lo scalo di Fiumicino a Leonardo da Vinci, sintesi del genio, anche artistico, italiano; Palermo, a Falcone e Borsellino, per dichiarare il proprio impegno antimafia e onorando i suoi veri eroi. Milano ha dedicato quello di Malpensa a Silvio Berlusconi: un pregiudicato per frode fiscale, ma ha fatto tanti soldi. Ah, be’, e allora…
La capitale immorale ha scelto in cosa e chi specchiarsi.
Uno la cui “igienista dentale” gli smistava il traffico di mignotte, poi condannata a qualche anno di carcere, in forza della sua attività. Non ci è mai entrata: ha chiesto la grazia, giurando di aver cambiato vita. Le domande di grazia presentate al presidente della Repubblica Mattarella sono state 1705, finora; soltanto 71, sono state accolte, il 4 per cento. Fra queste, quella della …igienista di B. Però! Sul fatto che lei abbia davvero cambiato vita sono stati sollevati pesanti sospetti; al Tribunale di Milano è stato chiesto di controllare, gli amici della pregiudicata, della cui buona fede non si può dubitare, ne hanno confermato la versione. Grazia confermata.
E adesso, il miracolo edilizio della buona fede. Non voglio dire niente, sono un rasoterra delle questioni legali, della dottrina giuridica. E possiamo essere sicuri che tutto è nel più rigoroso rispetto di spirito e sostanza delle leggi.
Il fatto è: c’è un contadino che mi portava ortaggi e sorriso e ora si sta spegnendo. E io non so cosa dirgli, perché non crederò mai alla sua cattiva fede. Mi sembrava solo un po’ troppo fiducioso che sarebbe stato impossibile non riconoscergliela. Ci vuole fortuna.


