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“IL POTERE DEI VINTI” DOMANI IN LIBRERIA

DOPO AVERLO RISCRITTO PER 11 ANNI…

Mi aspetta, fra poche ore, il rito dell’acquisto della prima copia del mio nuovo libro… Ne ho scritti una quindicina; quelli di cui ho atteso con maggior emozione di avere fra le mani l’oggetto sintesi del mio lavoro sono “Elogio dell’imbecille” (il primo, e si può capire), “Terroni” (che pensavo sarebbe circolato fra i pochi toccati dalla questione meridionale e dalla storia che la generò, per scoprire che aveva ragione don Capobianco di Gaeta: «Siamo tanti, ma non lo sappiamo») e “Carnefici” (che mi è costato un po’ di salute, recuperata a fatica e forse non del tutto).

IL MIO PRIMO ROMANZO

Ma “Il potere dei vinti” li supera tutti, perché io sono un giornalista e un saggista; e qui, invece, ho dovuto far ricorso a un registro che temevo di non essere capace di adoperare: è un romanzo sulla fine dei valori e delle forme di potere dell’era industriale e la ricerca di quelli della nuova era. Il modo migliore per raccontarlo era farne la vita di un uomo, nelle circostanze che cambiano. E un uomo che deve reggere un dolore che è incapace sia di vincere sia di dimenticare, anche se tutta la sua vita non è che una educazione all’amnesia.

IL DOLORE MISURA DI TUTTE LE COSE

Perché il dolore? In questo nostro Mediterraneo, i padri che ci insegnarono a pensare e a ragionare per non perdere la ragione, dissero che “l’uomo è la misura di tutte le cose”; e che “il dolore è la misura dell’uomo”; quindi il dolore è la misura di tutte le cose. Ognuno di noi convive con un dolore nascosto o non confessato per ammettere la sconfitta. Per questo esiste la psicanalisi per le vittime; o il confessionale per i carnefici.

UN BIMBO, UNA DEA, UNA TEMPESTA

Ci sono figure speciali, in questo libro: un bambino “che è venuto per qualcosa”; una donna che ha uno strano potere; poi, una sorta di dea silente e vigile che scopriremo tale solo alla fine; poteri insospettati e onnipresenti che avvertono la propria fine.

E tutto questo diventerà una tempesta dinazi a Finisterrae.

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