Funziona così: con la complicità degli eletti al Sud, spostano i tuoi soldi sul loro conto corrente, poi stabiliscono che nella spartizione del pane di tutti, le fette siano proporzionate a quanto hai sul conto. Così, ti derubano due volte: prima appropriandosi delle tue risorse, poi sottraendotene altre, fingendo di dividere “secondo i meriti”. Ovvero “di più a chi ha già di più”; perché se ha di più, vuol dire che è più bravo.
E, come avvenuto in altri periodi storici, i complici terroni, per dichiarata convinzione o più evidente convenienza personale, confermano (parlamentari, intellettuali, giornalisti, docenti: ti fanno ministro, Fitto! Ti fanno presidente, professor Cassese!).
Se la sede legale della società che estrae il petrolio in Basilicata è a Milano e a Roma, quella risorsa lucana rende più ricche Lombardia e Lazio (dirigenti, decisioni, uffici…); mentre gli scarti tossici della raffinazione restano al Sud, a inquinare le falde acquifere, avvelenare i laghi e i campi e a far morire di cancro i terroni.
Sarebbe ora di fare l’elenco delle aziende che “estraggono” valore al Sud, non solo petrolio, e lo fanno figurare nel bilancio delle Regioni del Nord, con un ridicolo “diritto di indirizzo” della sede legale. È quel che fanno le società (coloniali) francesi nei Paesi africani a cui, non più con la forza delle armi, ma dell’economia e della politica, impongono che la ricchezza estratta lì, per il fisco sia considerata francese e quei rapinatori paghino le tasse in Francia e non in Ruanda, per dire.
Allo stesso modo, i lucani, pur avendo i più grandi giacimenti non off-shore di idrocarburi di tutto il continente europeo, non sono i texani d’Italia, con le banconote da 500 euro che cadono dalle tasche a mazzette, ma se la battono ogni anno nella classifica di regione più povera, hanno la più alta emigrazione giovanile e il record italiano, otto su dieci, di residenti in aree interne, che sono quelle con il più alto tasso di spopolamento (nonostante la Basilicata, Val d’Aosta a parte, sia già la regione a più scarsa densità abitativa).
Quindi, con il trucco del “più pil hai, più ti prendi pure del resto”, la Basilicata deprivata del suo (e tacitata con ridicole royalties che sono un decimo delle aree petrolifere del Terzo Mondo), viene derubata anche di quanto dovrebbe andare, alla pari, a tutti gli italiani ed è (furto con destrezza) sottratto e incamerato dai soliti noti.
È la tecnica truffaldina e razzista che si istituzionalizza con l’Autonomia differenziata, dopo la vergognosa approvazione, in Parlamento, grazie ai voti degli ascari meridionali dei partiti di maggioranza (coalizione di fascisti, razzisti, paraculi e “moderati”) che si sono venduti i loro elettori, in cambio del privilegio di fare i servi ai loro padroni di partito, colonizzatori padani.
E va ricordato che i partiti ora all’opposizione e finalmente contrari, erano favorevoli (anche Pd e M5S), quando stavano al governo. Mentre Giorgia Meloni ha fatto il percorso inverso: con una conversione a “u”, per la seggiola, ha svenduto “la Nazione” alla Lega, che tiene il governo sotto ricatto. Se tanto mi dà tanto, “Sono Giorgia, sono donna, sono cristiana”, ove servisse per rimanere a Palazzo Chigi, potrebbe diventare: “Sono Michele, sono uomo, sono musulmano”. Ma sempre “patriota”, si capisce. Povera patria (la sua, se si riesce a capire qual è).
Se le parole vi paiono forti, chiarisco che la porcata dell’Autonomia differenziata è così evidente, che non si può credere alla buona fede dei politici che la sostengono e peggio ancora se meridionali, campioni, i più, di arrampicate sugli specchi del disonore. Ad alcuni può essere accreditata qualche attenuante solo per la colpevole ignoranza o la sudditanza psicologica che li rende succubi.
Ci vendono per potersi vendere (o si vendono per poterci vendere, fate voi), e senza vergognarsi, assecondano le razzie di quel che vale a Sud (volendo trovare radici storiche, guardate cosa accadde quando scesero degli invasori) e dicono che, con l’Autonomia differenziata, il Sud partorirà una nuova e migliore classe dirigente (quindi non come loro, finalmente? Chissà da quale cilindro salterebbe fuori).
Rispecchiandosi nei loro padroni, come la vittima nel suo carnefice, questi ascari li imitano, ne diventano la parodia, ripetono le loro parole (“clientelismo”, “familismo amorale”). Sapete quei terroni per i quali il meridionale è progredito quando somiglia a uno del Nord? Magari a un Bossi che sistema un figlio in Consiglio regionale lombardo (in compagnia di amiche di cene eleganti di Berlusconi), mentre un altro suo figlio verrà scoperto con le mani nella marmellata del reddito di cittadinanza, non avendone diritto…
Eh sì, serve proprio una nuova classe dirigente, a Sud. A Nord no: meglio di Salvini, condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e per razzismo contro i napoletani? Meglio di Calderoli, per anni sotto processo per razzismo, con tre condanne non definitive e ideologo della “derattizzazione” del Sud, perché i “napoletani sono topi”? Andatelo a dire ai parlamentari leghisti del Sud e di Napoli, che predicano di una nuova classe dirigente a Sud. E ci vorrebbe sì, una classe dirigente meridionale che dopo essere stata insultata da un razzista non gli faccia da serva.
Ma soprattutto, che si opponga alla spoliazione del Mezzogiorno con i trucchi legali e no, che consentono di domiciliare fiscalmente altrove le risorse meridionali. Alcuni di questi ascari tuonano contro “i profittatori” del Nord, in campagna elettorale, poi in Parlamento, votano a loro favore, per il saccheggio del Sud.
E la presunta nuova classe dirigente meridionale marziana ipotizzata dall’ascarume di servizio ci darebbe, per imitazione dei modelli proposti, presidenti di Regione che finiranno in galera come il veneto Galan, il lombardo Formigoni, il ligure Toti?
E strapperà alla Regione Lombardia il primato del più alto numero di presidenti, vice, assessori e consiglieri regionali sotto inchiesta, condannati, incarcerati? Infrangerà il monopolio padano dei più grandi scandali di sempre per mazzette nella Sanità? O quello veneto delle più alte tangenti della storia (vedi Mose)?
E, visto che gli ascari non lo hanno mai fatto, sarà la nuova classe dirigente che quando, per i disastri naturali (terremoto) in Emilia Romagna, si porranno accise sui carburanti cinque volte maggiori di quelle per tragedie ben più devastanti al Sud (sisma de L’Aquila), protesterà e non sarà complice, subordinata e muta, come questi che ingoiano pure l’Autonomia differenziata e magnificano la qualità della corda (d’oro, un privilegio raro) con cui ci vogliono impiccare?
Il meccanismo è sempre quello, ripeto, e denunciato già un secolo fa, da grandi meridionalisti: il Nord si procura, a spese di tutti, un vantaggio che alimenta la differenza, aumentandola. Poi si usa quella disuguaglianza come un merito e un maggior diritto e se ne pretende il riconoscimento e la crescita. (“Siamo la locomotiva”. Con il carburante tolto agli altri e comunque sfiatata).
Il prodotto interno lordo regionale viene innalzato nelle Regioni del Nord, con il gettito fiscale di ricchezza prodotta al Sud, ma fatta figurare “maturata” a Nord (al Sud era ancora acerba?).
A voi sembra corretto che, mentre si vuole regionalizzare tutto, persino la scuola, il commercio estero, la protezione civile e soprattutto le tasse statali, le decine di milioni di euro dei biglietti per l’ingresso dei turisti a Pompei, alla Reggia di Caserta, ai templi di Paestum, agli scavi di Ercolano, alla grotta azzurra di Capri, al museo dei Bronzi di Riace a Reggio Calabria, e via di seguito, figurino “ricchezza prodotta in Veneto”, solo perché la società che stacca i biglietti, grazie a bandi di gara scaduti e mai rinnovati, ha l’indirizzo a Mestre-Venezia?
E questo accade anche con le altre società che si spartiscono i beni archeologici e culturali del Sud, ma pagano le tasse al Nord o al più a Roma.
Cominciamo a regionalizzare le entrate fiscali della ricchezza prodotta nei territori. La regola “quello che è mio è mio, e quello che è tuo è pure mio” grida vendetta mentre si vogliono far diventare “locali” introiti fiscali nazionali (statali) e persino di altre Regioni. Come mai il 90 per cento dell’olio d’oliva italiano è pugliese, lucano, calabrese e siciliano, ma la Toscana ne esporta dieci volte più di quanto ne produce?
Gli ascari terroni chiederanno una norma che corregga questa stortura? Ma figurati! Non hanno nemmeno obiettato all’annuncio del progetto (vecchio cavallo di battaglia razzista della Lega) di “adozione” di Regioni del Sud, da parte di quelle del Nord. Ufficialmente, ‘sti fanfaroni si offrono di educare alla civiltà gli indigeni. Di fatto, vogliono una colonia “propria” da sfruttare, trasferendo direttamente alle Regioni settentrionali il rapporto di subordinazione che lo Stato centrale svolge da 163 anni, per conto dei poteri toscopadani.
Facciamo capire che il vento è cambiato: le grandi opere al Sud siano appaltate ad aziende meridionali, che potranno subappaltare a quelle del Nord (il contrario di quel che avviene da sempre); i beni culturali, archeologici, siano gestiti da società del Sud o comunque fiscalmente domiciliate a Sud; la ricchezza prodotta nel Mezzogiorno (dagli idrocarburi alle rinnovabili, all’agricoltura) generi tasse che vanno pagate in loco e non a casa dei colonizzatori.
Ma da questo orecchio, gli ascari terroni in Parlamento non ci sentono: il discorso non piace ai loro padroni. Ricordatevene, quando verranno a chiedervi di votarli “per fermare la destra” o “per fermare la sinistra”. È il Sud che stanno fermando, per mantenerlo in condizione coloniale.



16 Comments
Ciro Franco
Approfittiamo di questo momento e accettiamo l’idea di fare un fronte unico meridionalista. Non perdiamo questa opportunità!
Pino Aprile
Caro Ciro, per questa idea, sono venuto meno alla mia regola di indipendenza assoluta e hai visto le conseguenze. Ora non posso certo cambiare opinione, ma voglio prima vederlo, per crederci. E comunque, gli esponenti del MET sono presenti. Vediamo…
Ciro Cirillo
Io penso che non ci sia speranza, quando al supermercato chiacchiero con qualche altro consumatore tentando di spiegare che il 94 % di quello che spende va nelle tasche di aziende del nord, mi guarda come fossi un marziano e poi continua a riempire il carrello di Nutella, oro Saiwa, mele Marlene, ecc.
Pino Aprile
Non è vero, quelle informazioni piano piano maturano e, quando meno uno se l’aspetti, capovolgono il giudizio, rendono consapevoli. Bisogna continuare, insistere
Arcangelo Addeo
Un resoconto veritiero da sintetizzare per una condivisione sui social che non amano lunghe lettere
Pino Aprile
ci proviamo
Giovanni Barretta
Caro Pino, sono con te fino alla fine in questa battaglia. Il tema (della domiciliazione) fiscale che , con l’autonomia differenziata , apre le porte ad un più pericoloso neocolonialismo regionale e’ cruciale. Dovremmo però prima farlo capire ai cittadini del Sud (spesso troppo distratti) e poi proporre una legge che obblighi a tenere il domicilio fiscale nel luogo in cui si svolgono le attività operative .
Pino Aprile
Infatti, ma solo portando il regionalismo alle sue estreme conseguenze se ne mostrano le storture
filippo
Comprato ieri Terroni. E’ bastato leggere un paio dei suoi post per dire no all’autonomia differenziata. Speriamo di riuscire a fermarla, con l’aiuto delle opposizioni a questo Governo che, lo dico con molta franchezza, non mi dispiace. Il problema dell’avversione al meridione è, come ha scritto, trasversale ai partiti.
Pino Aprile
Dobbiamo imparare a fare politica per pretendere equità. Per questo è sorto il Met, il Movimento per l’Equità territoriale. E, comunque la si pensi, si dovrebbe pretendere dai propri rappresentanti politici l’impegno all’equità.
Francesco Tirotta
Analisi perfetta!
Di questa, andrebbero stampati milioni di volantini da distribuire in tutte le regioni del sud in maniera capillare in modo da far capire a più cittadini possibile ciò che realmente accade.
La propaganda dei media asserviti al potere Nordista, acceca i cittadini e giustifica subdolamente questa strategia ottusa ed egoista che tanti danni ha causato e causa alle nostre genti.
Attiviamoci tutti e portiamo avanti, come un treno in corsa, le nostre ragioni per bloccare e non permettere ulteriori prevaricazioni dal partito unico del Nord, rappresentato da cialtroni, accattoni e razzisti.
Pino Aprile
Il Sud non riesce ancora ad acquisire peso politico e chi ci prova viene ostacolato proprio dai meridionali. Ognuno dovrebbe pretendere dai propri rappresentanti politici (quali che siano le idee personali) di impegnarsi per la parità dei diritti. O farlo direttamente: molti hanno aderito, per questo, al Movimento per l’Equità territoriale
Nicola Coppola
Stesso meccanismo per i maggiori Istituti Bancari che rastrellano denaro e risparmi al Sud e concedono mutui al Nord a condizioni di favore. Gli utili fatti al Sud vanno ad aumentare la ricchezza delle regioni del Nord dove hanno la sede fiscale queste banche. Lo stesso vale per le numerose societa’ che gestiscono la Sanita’ privata dove quella pubblica viene sempre piu’ spogliata.
Pino Aprile
Appunto. E senza la protesta popolare, diffusa, andrà sempre peggio. Bisogna impegnarsi personalmente, comunque la si pensi. Molti lo fanno attraverso il Movimento per l’Equità territoriale
Andreas
Io sono immigrato in veneto e ho avuto modo di vedere come viene ottimamente e virtuosamente gestita la spesa pubblica in questa regione . Quindi l autonomia differenziata ci vuole perche l amministratore del sud è lontanissimo (no maturità sociale) dal gestire con impegno (non pretendiamo virtuosamente) il denaro pubblico..
Qui, come in Emilia, ci sono funzionari che di abbarbicano x trovare soluzioni x la Rex pubblica.
E so benissimo di non dire cose nuove, solo che al sud neppure i cittàdini vogliono ammettere queste grosse mancanze… E così il sud non cresce…
Pino Aprile
La mancanza del Sud sono circa 70 miliardi di risorse pubbliche rubate ogni anno dalle istituzioni statali e dirottati al Nord. Sono i soldi della “perequazione orizzontale” sottratti con carte truccate dalla Commissione federalismo fiscale si Comuni del Sud (il 54,2 per cento di quanto dovuto) e dirottati al Nord, dal 2015, nonostante le denunce di un centinaio di Comuni e sentenze del Tar; sono i miliardi del Pnrr (circa il 75 per cento del totale, stando ai criteri europei) tolti al Sud e regalati ai Nord.
Il resto sono favole nere per giustificare questi crimini