E sia benedetta Santa Madre Chiesa, detto da ateo, con gratitudine e ammirazione: la Conferenza episcopale italiana, guidata dall’arcivescovo di Bologna, cardinale Zuppi (per tutti “don Matteo”, che con la Comunità di Sant’Egidio, nei primi anni ’90, riuscì a pacificare il Mozambico, dopo 17 anni di guerra, centinaia di migliaia di morti e quattro milioni di sfollati), a Benevento ha stilato un documento in difesa delle aree interne, dei piccoli comuni affetti da spopolamento.
Alcune decine di vescovi si son riuniti nel centro di spiritualità “La Pace”, con monsignor Felice Accrocca, vescovo di Benevento, promotore dell’iniziativa, a fare gli onori di casa. Due giorni di lavoro e l’elaborazione di un testo che va in senso diametralmente opposto a quello del governo, e recentemente presentato dal ministro Tommaso Foti, che prevede addirittura l’eutanasia dei piccoli borghi e trasferimento degli abitanti in centri più popolosi e meglio serviti, invece di garantire quei servizi dove mancano.
Fra i rapporti su cui hanno lavorato i vescovi, quello dell’Intergruppo parlamentare per il Sud, le aree interne e le piccole isole, presieduto dall’onorevole Alessandro Caramiello e a Benevento rappresentato dall’economista Giovanni Barretta, vicedirettore di CentroSud24 e presidente del Tavolo tecnico dell’Intergruppo.
A lui è stato poi consegnato il documento della Cei, che è rivolto al governo e al parlamento. E nel quale si sostiene che, invece di definire irreversibile, inarrestabile, lo spopolamento dei piccoli centri delle aree interne (che non sono solo al Sud, rappresentano il 70 per cento del territorio nazionale, il 60 per cento della popolazione, il 52 per cento dei Comuni italiani), si faccia quanto si può e si deve e non è stato mai fatto, perché sia conveniente abitarvi, come è stato per secoli.
Se non fai le strade, le ferrovie, gli ospedali, le scuole, non crei lavoro (perché si concentrano le occasioni sempre e solo in poche grandi città), non favorisci lo sfruttamento delle risorse locali, ti meravigli che le case chiudano, i giovani vadano via, i loro genitori li seguano nella migrazione forzata, per restare loro accanto?
I vescovi chiedono il contrario di tutto questo, la realizzazione di infrastrutture e di collegamenti che rendano tutti raggiungibili, l’incentivazione dello smart-working, visto che tanti lavori possono essere fatti stando non importa dove, da remoto (e proprio quanto accaduto durante la pandemia ne ha dato una prova clamorosa); la nascita di co-working, per fornire servizi comuni ed efficienti, a costi contenuti, a quanti vogliamo creare aziende senza essere costretti a spostarsi nei grandi centri.
Insomma, esattamente quanto da anni chiedono i più attenti osservatori di fenomeni sociali ed economici e movimenti politici come il Met, per l’Equità territoriale; ma soprattutto: esattamente quanto rivendica, anche con la proposta di legge firmata (caso quasi unico) da una settantina di parlamentari di maggioranza e opposizione, l’Intergruppo parlamentare per il Sud, le aree interne e le piccole isole.
È su una visione del genere che l’Intergruppo è sorto, per iniziativa dell’onorevole Alessandro Caramiello, raggruppando una sessantina scarsa di parlamentari e dotandosi di un apparato tecnico di sostegno di circa 250 professionisti in ogni campo.
Mentre la politica nazionale va in senso assolutamente contrario: incrementando l’emigrazione giovanile (bonus per gli affitti nelle grandi città del Nord e altri provvedimenti che gridano vendetta o proposte di pagare di più gli insegnanti e altri dipendenti pubblici, se si trasferiscono al Nord); penalizzando il lavoro da remoto; spendendo senza freni, di fatto sprecando, nelle aree del Paese già dotate di reti di trasporti ferroviario, stradale, addirittura inutili per eccesso.
Le aree interne rappresentano la maggioranza del territorio, della popolazione e dei Comuni italiani. Sono la storia di questo Paese, scrigni di arte, architettura, tradizioni, parlate che non vanno soppresse addirittura con “eutanasia di Stato”, ma valorizzate: sono la vera ricchezza dell’Italia!
Il documento dei vescovi, con il presidente della Cei, cardinale Zuppi a metterci il timbro, ha un peso politico enorme, in questo senso e in questo momento. E, a voler fare un’osservazione forse maliziosa, ma non infondata, non è privo di significato che a Benevento ci fosse l’Intergruppo parlamentare (in cui operano, fianco a fianco, deputati e senatori di maggioranza e opposizione) e non un rappresentante del governo o dell’opposizione. Insomma, quanto a ecumenismo, è ancora la Chiesa a dare lezioni…
(Nella foto: seduto, il cardinale Zuppi; in piedi, il vescovo di Benevento Accrocca e l’economista Barretta)


