Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 in pauroso ritardo e alcune delle maggiori opere nemmeno appaltate, ancora, tanto che non solo non saranno pronte per il 6 febbraio 2026, ma nella migliore delle ipotesi saranno completate nel 2033. Beh, allora date al Sud i soldi che Lombardia e Veneto non riescono a spendere. Nulla di male: è il criterio-avvoltoio sostenuto in altre occasioni da amministratori del Nord, dalla Lega (Attilio Fontana, Luca Zaia, presidenti lombardo e veneto) al Pd (Beppe Sala, sindaco di Milano, Stefano Bonaccini, allora presidente dell’Emilia Romagna).
La proposta predatoria era camuffata da “efficienza padana”, per evitare sprechi di risorse: si sa, i terroni…
Ora, Il Fatto quotidiano ha controllato i conti della Milano-Cortina e lo stato dei lavori, con quasi un centinaio di opere avviate ma non finite e che non lo saranno in tempo, o non cominciate per niente, o persino neanche appaltate. Le famose olimpiadi invernali che gli spacconi lombardo-veneti dovevano fare “a costo zero”, senza contributi da parte dello Stato, ovvero dalle tasche di tutti gli italiani, già adesso, ci sono già costate quattro miliardi, di cui ben tre non spesi.
I dati esposti da Il Fatto sono spaventosi; basterebbe citare le tre opere più costose: la Variante di Cortina, per 677 milioni (e io pago…), è stata suddivisa in tre lotti, ma solo uno è in costruzione; per la Variante di Longarone, per 481 milioni (a proposito di costo zero…), non è stato ancora fatto il bando per l’appalto (le olimpiadi cominciano il 6 febbraio prossimo); per la Variante di Vercurago la fine dei lavori è prevista per il 2033 (se ci riescono, ma visto l’andazzo…).
Insomma, se non sono capaci di spendere questi soldi i fanfaroni lombardo-veneti, applichiamo il loro criterio predatorio: giriamoli al Sud, dove Matera non ha mai visto un treno delle Ferrovie dello Stato, Campobasso non ne vede più da cinque anni; i ponti crollati in Sicilia stanno a terra da anni…
In fondo l’hanno inventato loro il criterio. Si tratta soltanto di applicarlo “erga omnes”, a tutti. Si chiama Equità.


