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CORRIERE E REPUBBLICA IERI: SALVI I LOMBARDI AL RAGANELLO. E GLI ALTRI?/ di Pino Aprile

La piena improvvisa del Raganello irrompe nelle strepitose, profondissime gole del Pollino che catturano il torrente e il paradiso diventa inferno; decine di persone vengono travolte e in dieci perdono la vita. Ci sono famiglie, bambini. Le gole sono una attrazione ormai internazionale. Gli escursionisti sono lombardi, laziali, campani, pugliesi e calabresi.

Titolo del Corriere della sera, ieri: “10 morti nella piena del torrente, 3 dispersi. Alcuni lombardi fra gli escursionisti”. Ah…! E gli altri? I laziali, i pugliesi, i campani, i calabresi non se ne sa nulla o non “fanno notizia”? Se vogliamo, una conferma che il presunto “quotidiano nazionale” edito a Milano è, come chiaro da sempre, un giornale locale lombardo spacciato per nazionale. E questo può giustificare la sottolineatura della presenza di lombardi fra i turisti investititi dalla piena.

È quanto succede, per dire, quando accade qualche disgrazia grave all’estero: la prima cosa che viene chiarita è se ci sono o no italiani fra le vittime. Degli altri, non sempre si specifica, e se sì, in modo generico.

Quindi, da giornali fatti altrove ci dovremmo aspettare una diversa sottolineatura? La Repubblica si fa a Roma. L’edizione online lancia subito, come giusto, la notizia: “Parco del Pollino, si cercano tre dispersi. 10 le vittime della piena del torrente. Nella gola del Raganello travolti due gruppi di escursionisti quasi tutti lombardi. Salvi”.

I lombardi. E ne siamo tutti contenti. Quindi, ancora una volta, la notizia da sottolineare è che i lombardi l’hanno scampata? E gli altri? Ma la notizia nel caso di tragedie, non sono tutte le informazioni possibili sulle vittime, per far sapere a parenti e amici di quanti erano in gita sul posto, se ci sono rischi che i loro cari possano essere stati coinvolti o meno?

I lombardi son salvi. Deo gratias. E i morti di dov’erano? Se conta il criterio della territorialità, perché anche la Repubblica di Roma ci dice dei lombardi e tace dei laziali e degli altri, dei morti? Nell’immediatezza, quando prevalgono i riflessi condizionati, diciamo così, l’unica informazione che viene data, e persino nei titoli, è solo quella sulla provenienza dei sopravvissuti; di alcuni, non di tutti. Da dove venivano le vittime sapremo dopo.

Si tratta di un calabrese, tre campani, tre pugliesi, e una signora che risiedeva in Francia, sposata a un olandese, ma era di Bergamo: i lombardi, si scopre, purtroppo non si sono salvati tutti.

È un episodio apparentemente minore, dinanzi alla dimensione della tragedia, ma proprio per la banalità con cui si presenta, testimonia di un abito mentale ormai radicato: l’Italia, sotto una certa latitudine, conta poco, anche se muore. Non credo alla volontà: due giornali diversi e “nazionali”, uno di Roma e uno di Milano, che governano la notizia ignorando informazioni importanti sugli escursionisti morti e di quattro regioni, dicendoci solo dei vivi della quinta. Pur se i primi dettagli giunti sulla disgrazia avessero riguardato solo loro, non scorgi alcuno sforzo di andare oltre.

Mi occupo di questa vicenda, perché ho ricevuto un link con gli articoli dei due giornali e un commento: “Quindi c’erano anche degli italiani”.

Già, oltre a laziali, campani, calabresi e pugliesi.

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