I napoletani sono ladri; quelli del Nord no: questa la sintesi del titolo e dell’inizio dell’articolo. Il solito “Libero”, che non perde occasione di buttar fango (quando butta qualcosa di pulito) su Vesuvio e terroni? No, il “Mattino”. Se questo fa il quotidiano che si attribuisce funzione e tradizione di “voce della città” o “del Sud”, teniamoci stretti quelli che campano insultandoci.

Non mi è facile parlarne: sono un giornalista e per il “Mattino” ho un debole che deriva dalla sua storia, dalla sua capacità di attrarre e sfornare maestri (alcuni magari discutibili, ma quasi sempre di livello). Ero tentato di sorvolare sulla clamorosoa caduta di stile (diciamo così): tutti commettiamo errori; in più, il nostro è un mondo piccolo e talvolta rancoroso. Ma non me la sono sentita: sarei stato vile, perché la scivolata del “Mattino” è un esempio da manuale di come si costruisce la cultura della minorità, della sudditanza e, per inerzia, si alimenta il razzismo.

Esagero? Non credo. La questione, per chi non la conoscesse, è questa: la dirigente della Asl Napoli, per favorire il suo ex compagno, avrebbe comprato apparecchi sanitari a prezzi maggiorati. E ora è agli arresti domiciliari. Ok, brutta faccenda, ma alzi la mano chi si stupisce per notizie del genere, specie nel comparto sanitario. Purtroppo.

Quindi non si doveva dar rilievo alla cosa? Come no, accidenti! Ha fatto benissimo il “Mattino” a dare spazio adeguato all’informazione: è esattamente una delle funzioni, se non la principale, della stampa che, portando alla luce i mali della società, la aiuta a emendarsene.

Quello che ti fa cascare le braccia è il modo.

Titolo: “Sanità, con Lady Asl costi gonfiati: a Napoli quattro volte quelli del Nord”.

Ma perché, non si deve dire? A prima vista, non c’è nulla di sbagliato; ed è proprio questo che rende la cosa più brutta. Posta così, l’informazione che passa è: tutto il Nord paga quegli apparecchi molto meno che la Asl di Napoli. Il Nord è dunque onesto, Napoli è ladra. A “Libero” il direttore Feltri ha messo ai ferri uncinati il caporedattore che si è fatto fottere nientemeno che dal “Mattino”.

Ora, diano per incontestabile che al Nord ci sia chi ha speso un quarto per quella roba; ma ci sarà pure chi ha speso la metà, un terzo, la stessa cifra. Ne siamo sicuri? No, perché non abbiamo fatto un’indagine in tutto il Nord per accertarlo, Asl per Asl (e manco il “Mattino” però). Ma sappiamo, e questo è sicuro, che gli scandali della sanità sono tantissimi anche al Nord e nessuno (anche per l’entità degli appalti) può competere con la Lombardia. Chi volesse rinfrescarsi la memoria, vada a dare un’occhiata alle inchieste di Gianni Barbacetto sulle porcherie della sanità lombarda: centinaia di medici coinvolti, ospedali, case di cura convenzionate, protesi difettose pagate oro, come il giro di “lady Dentiera”, mangiatoie sui malati di dialisi, amministratori regionali e vice presidente in galera, presidente condannato (ma al sicuro in Parlamento), interventi devastanti e inutili fatti a moribondi, solo per incassarne il corrispettivo… devo continuare?

Ecco, in tutti questi casi, avete mai letto un titolo: “Sanità, quattro volte peggio a Nord che a Napoli?”; lady per lady, vi sembra anche solo immaginabile che “Libero” o il “Corriere della sera” e persino lo stesso “Mattino”, titolassero: “Sanità, con Lady Dentiera prezzi più alti che a Napoli?”; oppure: “In galera il vice presidente della Lombardia, condannato il presidente: in Campania invece no”? O, ancora, a proposito della famosa siringa che al Sud costa di più, avete mai letto: “Ci siamo sbagliati, la siringa costa meno a Palermo?”

Quei titoli apparentemente “giusti”, confermano il luogo comune: il ladro è terrone. E lo dicono al terrone, che fa suo il pregiudizio a proprio danno. Sono meccanismi psico-sociali studiatissimi, ormai persino banali. Sono quello contro cui si batte la corretta informazione e su cui (i pregiudizi, non la corretta informazione) campava la “Padania”, dichiaratamente, e subdolamente campano altri che si dicono “indipendenti”. E a questo si deve prestare il “Mattino”?

A far sospettare che lo scivolone sia qualcosa di più che un incidente, è l’attacco dell’articolo: “Quando dici il confronto tra nord e sud, tra i piemontesi e i campani”. Ma perché, quando hanno arrestato il vice della Lombardia o condannato Formigoni, l’articolo cominciava: “Quando dici il confronto tra nord e sud, tra i lombardi e i campani”, o i pugliesi, o i molisani? E perché il contrario sì? E perché i piemontesi (non c’entra, naturalmente, che tale sia il direttore del “Mattino”) e non i lombardi? Forse perché il confronto sarebbe stato meno difendibile, a proposito di sanità, visti gli scandali? E c’era tale bisogno di un confronto Nord-Sud, da cercarsi un Nord meno compromesso? Non ho idea, vado a tentoni, per cercare di spiegarmi qualcosa che davvero non sai da che parte prendere.

E tanto brutta, da rendere ipotesi maggiormente fondata che la notizia in sé fosse poco più di un pretesto e la ragione dell’articolo fosse trasformare l’episodio in dato antropologico: i terroni sono quattro volte più ladri dei settentrionali. E ci voleva il “Mattino”!

Se vi sembra che esageri, vi spiego perché mi viene da pensarlo (magari se mi fanno capire che sbaglio, cambio idea): la regola della mia professione dice che il titolo deve centrare la ragione “forte” dell’articolo, quello che ne motiva la pubblicazione, e quella stessa ragione deve essere la prima frase dell’articolo. Il mio primo maestro, Dino Lopane (vorrei essere credente per andarlo a ringraziare in cielo), una volta mi fece invertire l’ordine delle due prime parole, perché la ragione più forte deve stare all’inizio.

E se rileggiamo questa brutta cosa del “Mattino”, qual è la ragione che predomina?

Sanità, con Lady Asl costi gonfiati: a Napoli quattro volte quelli del Nord”.

Quando dici il confronto tra nord e sud, tra i piemontesi e i campani”.

Totale? Cos’è che devo capire?

Tutti si sbaglia, ogni tanto. Basta accorgersene. E scusarsi.