Perché non era stata abbattutta la casa abusiva a meno di duedento metri dal fiume, in Sicilia? Magari facciamo come per il disastro di Genova di qualche anno fa e ne parliamo dopo, visto che ora morti, i disastri… e «Adesso è il momento del dolore», ricordate? Frega niente: la casa era abusiva andava abbattuta, e i terroni non si lamentino: se la sono andata a cercare e pretenderebbero pure rappresentanti dello Stato ai funerali delle vittime, manco fossero padani, genovesi!

La casa non doveva stare lì, fine della compassione e inizio del processo, a giudizio preventivo delle testate giornalistiche riunite e di telegiornali e “trasmissioni di approfondimento”. Un coro sguaiato e colpevole che divide il mondo in due: una latitudine dove tutto è perfetto e “in regola” (hanno avuto il coraggio di scriverlo, di dirlo) e una dove tutto è sporco, sbagliato, corrotto. Essendo questo mondo e noi stessi imperfetti, è matematicamente impossibile che le cose stiano così. Ma così la raccontano, a dispetto di ogni logica, sino al punto che qualcuno lo fa non più perché è una carogna razzista, o per abitudine, ma perché, alla fine, se ne è convinto pure lui.

Se invece ragionassimo… Qual è la Regione in cui non sono state abbattute l’87,6 delle case per le quali è stata emessa ordinanza di demolizione: la Sicilia o il Trentino Alto Adige? In Sicilia la percentuale è 83,6; in Veneto e Liguria è quasi 70. In nessuna regione, a parte il Friuli Venezia Giulia, la percentuale scende al di sotto del 60 per cento; e nella gran parte è fra 70 e 85 per cento. Sono dati di Legambiente. E perché nessuno o quasi fa abbattere le case abusive, dall’Alpe al Lilibeo? Perché i sindaci che lo fanno, perdono i voti e in 15 anni, meno del 20 per cento delle case da demolire (solo 14mila su circa 71.500) son state tirate giù. In tutta Italia. Tanto che Legambiente propone che il potere di farlo non resti agli enti locali, ma sia lo Stato centrale a esserne investito. Questo, mentre il Veneto chiede che, con l’Autonomia, il governo del territorio sia regionale.

E ora: possibile che con il disastro biblico che si è abbattuto sulle regioni “virtuose”, di tutte le case da demolire e lasciate in piedi, nemmeno una-che-sia-una è stata investita da frane, allagamenti, colate di fango, trombe d’aria? La furia degli elementi si è scatenata ovunque, ma solo e sempre su edifici perfettamente in regola, senza nemmeno il canile abusivo, schivando persino le decine di migliaia di case “fantasma” del Veneto (che sono ovunque, quelle non accastatate, non solo nel Veneto, ma anche nel Veneto)?

Per pura ipotesi, vogliamo considerare alta la possibilità che almeno una delle case non in regola sia stata danneggiata, con o senza coinvolgimento di persone? E come mai non ne sappiamo niente? Costruire a meno di duecento metri dal fiume non si può: tutti ce lo hanno fatto vedere, per la casa della morte in Sicilia con i droni e i disegnini. Non ho dubbi che le case che abbiamo visto nel letto dei torrenti, nei filmati del disastro al Nord, fossero tutte assolutamente in regola; di sicuro lo erano anche quelle erette a filo delle sponde e trascinate via “dalla furia delle acque”; è certo che nelle gole incassate costruisci come e dove si può, ma se era a rischio (e lo era, certificato) quella siciliana a 150-200 metri dal fiume, cosa dire di quelle altre con le fondazioni nella sponda e che sono state sradicate e travolte, senza che ne sia rimasto un mattone a testimoniarne la passata esistenza?

E lo sanno tutti che, per la cementificazione selvaggia, la capacità di assorbimento del territorio del Veneto è ormai così bassa, che basta una pioggia appena un po’ più intensa del normale a far danni e allagamenti; figurarsi un tale diluvio universale che non si vedeva da mezzo secolo. Ma questa violenza al territorio non è diventata colpa imperdonabile, condanna irrevocabile e criminalizzazione delle vittime, al Nord.

Scopriamo che si sapeva benissimo che le foreste di abeti rossi non possono, non devono essere di quella sola essenza, perché quegli alberi hanno radici quasi superficiali, vengono giù facilmente e cadendo ne abbattono altri: dovrebbero convivere con piante di radici più ampie e profonde, che tengano su le pendici su cui s’appoggia l’abete rosso. Ma quegli altri alberi fanno bene al territorio, non alla tasca, quindi, chissene e vai d’abete rosso e basta. E se non fossero stati piantati così fitti, forse avrebbero fatto meno “muro” a un vento di quella potenza. L’avidità non ha latitudine, ma al Sud sarebbe stato sufficiente a dimostrare che i terroni…; al Nord è un dettaglio ininfluente. Lo Stato ci riconosca un miliardo di danni, o due, o tre, o…

Eppure, di tutti i disastri che abbiamo visto, sapete quale mi ha stupito di più? Lo sfondamento della diga foranea del porto di Rapallo: ho visto, come tutti, il muro abbattutto e il mare colpire liberamente le imbarcazioni che quella barriera doveva sottrarre alla sua ira. Ora, per carità, quando il mare s’imbestialisce, nessuno lo ferma. Ma è esattamente questa la ragione per cui le dighe foranee hanno dimensioni enormi. Quelle degli altri porti, esposti allo stesso mare, hanno retto, e questo può ancora non voler dire nulla, ma mi piacerebbe ugualmente saperne di più su come è stato fatto quel porto. Forse, se fosse stato un porto a Sud, lo avremmo saputo. Forse, è un’ipotesi.

Ma non serve continuare. Il racconto del Sud come luogo del male e dei malvagi non è solo una antipatica e fastidiosa abitudine (ricordo di nuovo lo studio dei sociologi veneti Valentina Cremonesini e Stefano Cristante, “La parte cattiva dell’Italia”, che analizzando 30 anni di Tg1, il telegiornale di Stato, hanno scoperto che solo il 9 per cento dello spazio è dedicato al Sud e quasi soltanto per cronaca e criminalità); no, “dimostrare” che il Sud è la vera causa dei suoi mali, esime dal far qualcosa per eliminarli. Così, le collette pubbliche per gli alluvionati vengono indette solo per quei “poveretti” del Nord, che “si sono già rimboccati le maniche” e solo dopo proteste, almeno a parole, i lanciatori di collette, anche sul sito del ministero degll’Interno “di tutti gli italiani” (del Nord) promettono di riequilibrare la solidarietà nazionale. Ci credi tu?

Quindi qual è la morale della “narrazione nazionale” del disastro? Le tragedie meteo puniscono al Sud i terroni abusivisti e risparmiano al Nord le case abusive da abbattere e mai demolite. Perché il marcio è solo meridionale. E persino il dio della pioggia e quello del vento lo sanno. Il che insegna che gli unici che stanno al sicuro, in caso di alluvioni e altro, al Nord, sono quelli che abitano in case abusive e non abbattute o mai accatastate.