Davvero il M5S si prepara a ingoiare anche il “regionalismo differenziato”, senza che prima si definisca quanto costino i Lep (ovvero i Livelli essenziali delle prestazioni uguali per tutti: salute, istruzione, trasporti…)? Parrebbe di sì, a giudicare dalle risposte a Lucia Annunziata della ministra per il Sud, Barbara Lezzi. E se lei dice quello, figuratevi cosa dobbiamo aspettarci dalla leghista Erika Stefani, ministra per l’Autonomia del Veneto (ufficialmente “ai rapporti con le Regioni”: e poi li accusano di non avere sense of humour), avendo lei stessa dichiarato di essere interessata solo all’Autonomia per il Veneto e, di conseguenza, al colpo di grazia per le Regioni del Sud e alla secessione di fatto, previo furto della cassa comune.

A volte non si riesce a esser chiari come si vorrebbe; altre non si può, per tattiche politiche e per non scoprire subuito le carte. Però, al successo della Lega non è certo estranea la chiarezza, persino la brutalità con cui si dichiarano gli obiettivi: “Prima il Nord”. Fa schifo, ma è comprensibilissimo. Poi, con gli alleati, nelle ovattate aule del quantunquemente, o nelle interviste “istituzionali”, si mira a banalizzare la cosa, mostrarsi disponibili a trattare, adeguare… (di fatto, è solo fumo negli occhi: la sostanza resta quella). Ma di sicuro, l’elettorato di riferimento non ha dubbi sulla méta, per quanto contorto sia il percorso. E sull’Autonomia-Secessione (è Zaia che l’ha chiamata così; sono i massimi giuristi ed economisti italiani che hanno chiamato Secessione l’Autonomia alla veneta) i leghisti non hanno mai lasciato dubbi: vogliono tenersi i 9/10 del loro gettito fiscale e non perdere un centesimo, anche averne di più, degli investimenti pubblici. E di fronte alle proteste di chi crede ancora che questo sia un Paese e non una banca che i leghisti stanno rapinando (per allenarsi, si rapinano pure da soli), replicano che è un diritto “differenziato”. E da Salvini alla Stefani, si affrettano a garantire a quelli che li hanno eletti che sui 9/10 non ci piove. Il che, non fa loro perdere voti al Sud, ma paradossalmente, guadagnarne: ecco, vedi? Così si fa! Quelli sì che il territorio, la ggente…

I cinquestelle fanno esattamente il contrario: prendono una valanga di voti per impedire che l’acciaio si faccia con il ferro, il carbone e la vita dei tarantini, e garantiscono alla Arcelor-Mittal la libertà di uccidere e inquinare, con un accordo che peggiora il precedente e continua a calpestare leggi sulla salute, la vita e le tutele costituzionali (non valide a Sud).

Con “ci mettiamo quindici giorni a fermare” il gasdotto, il M5S fa il pieno di voti in Salento e la sicurezza di fare i cazzi suoi che la Tap non aveva mai avuto prima, per l’opposizione cavalcata dai “populisti”, ce l’ha finalmente adesso grazie ai “populisti”, che fottono come peggio non si potrebbe il Salento (e il Molise, l’Abruzzo…), dandogli la Tap e togliendogli pure quello strumento di opposizione costruito in anni di battaglie. Fortuna, che i salentini sono forti e ricominciano, senza più M5S e anche contro M5S.

E incombe pure la fregatura della base Usa in Sicilia, il Muos: a essere smantellati non sarebbero i contestati radar, ma i comitati e le attese delle anime belle che ci avevano creduto. Speriamo di essere smentiti.

A costo di farmi prendere per cretino, io credo ancora che i cinquestelle fossero sinceri quando si ponevano come interpreti e rappresentanti di quelle istanze territoriali forti e motivate; e che poi si siano scontrati con difficoltà non previste. Ma questo non cambia le cose: tu sei lì per questo, non devi adeguare i risultati alle tue capacità, ma le tue capacità ai risultati da ottenere. A Taranto potevi appellarti alla dubbia costituzionalità dell’impunità garantita, e non l’hai fatto. Per la Tap potevi appellarti a presunte inadempienze della società (segnalate pure da parlamentari cinquestelle) e non l’hai fatto. Il sospetto che non cerchi i modi per fare quello che dicevi, ma per non farlo, è legittimo.

A giustificazione dello stravolgimento del percorso logico dell’Autonomia regionale (definiamo i costi dei servizi, poi stabiliamo le risorse da trasferire alle Regioni), Barbara Lezzi ha citato, nel colloquio con la Annunziata, la volontà “dei cittadini” veneti. E quelli di Taranto, del Salento, del Sud cosa sono: figli di ennenne? La loro volontà non vale niente? Perché i lghisti sono impegnati, da quelle volontà e quei voti a produrre quei risultati, persino se sfasciano il Paese (leggetevi cosa scrive il professor Marco Cammelli, cosa scrivono tanti altri luminari: ce n’è persino qualcuno che ne capisce più della Stefani) e le volontà del Sud non impegnano a nulla chi ne ha preso i voti?

Persino, e spiace udirlo, la ministra Lezzi assicura che sull’argomento “sono state dette molte sciocchezze, del tipo i 35 miliardi che vanno via, il Meridione che ne avrà 7 di meno…” (mentre è chiaro a tutti che se delle risorse di un Paese dai di più a qualcuno, non togli niente agli altri. Pozz’essere cecato chi nun ce crede. E tutti quei docenti di economia che hanno dubbi in proposito, tornino a studiare: 5-2=3; invece, 5-4=3. Giusto?); né la Lega “ha intenzione di ledere le altre regioni, soprattutto quelle più deboli”: e chi mai potrebbe pensare che “Prima il Nord” significhi di più al Nord? Siamo o non siamo coperti dalla Costituzione (la ministra Stefani è d’accordo, dice la Stefani alla Lezzi) e a tutti vanno date “le stesse possibilità”? Infatti, il Veneto chiede che le risorse trasferite alle Regioni siano proporzionali al gettito fiscale, ovvero: più sei ricco e più ne devi avere, più sei povero e meno ne hai. Totale: uguale per tutti. Lo dice la Stefani: “Stesse possibilità”. Pozz’essere cecato chi nun ce crede.

A tacitare i malpensanti sulle “intenzioni” della Lega (che sono “buone”, come quelle di cui è lastricato l’inferno) ci viene autorevolmente detto che ci saranno addirittura “i fondi perequativi”, ovvero le cassetta delle elemosine che le Regioni ricche verseranno allo Stato, per soccorrere quei morti di fame dei terun de merda colerosi che puzzano più dei cani. Ma, date per sante le intenzioni: e se poi quelli allo Stato non versano manco l’elemosina per gli straccioni, lo Stato che fa: dichiara guerra alle Regioni ricche e inadempienti? Perequazione e uguale per tutti come ci avevano detto per i Lep e sono 17 anni che ci prendono per il culo?

Proviamo a ribaltare la cosa: la Lega accetterebbe su flat tax, Autonomia, pensioni, di prendere per buone le “intenzioni” del M5S, mentre si fa il reddito di cittadinanza, su cui sono state dette molte sciocchezze, perché non è vero che se usi tot miliardi per il reddito, poi ce ne saranno meno per altre cose?

I cinquestelle, e Di Maio e Lezzi prima di tutti, dicano chiaro cosa intendono fare: se si va al riconoscimento della follia leghista, rimandando la definizione dei Lep, è nostro diritto saperlo. Non è difficile, basta dire: “Prima i Lep”, mentre quelli dicono “Prima il Nord”.

Se poi persino i Lep diventano merce di scambio per altre cose, allora le cose stanno persino molto peggio di quanto temessimo.

A questo punto, il Sud si prepari: forse potrebbe essere necessario far da soli.