Matteo Salvini della Lega “nazionale” (dedicato ai “terroni per il padrone” che lo hanno votato, perché «la gente può cambiare») esprime la sua solidarietà per vittime e disastri del maltempo solo delle regioni del Nordest e della Liguria, mentre la furia del tempo investe il Sud, devastando soprattutto Sicilia, Sardegna e Calabria; l’isola maggiore diviene la regione con il più alto numero di morti: in un solo colpo, l’alluvione stermina una dozzina di persone, incluso due famiglie, quasi quanto nell’intero Paese, in tutta la durata di questa burrascosa stagione.

Senza fretta, il Capitone con la felpa (quando piove, è della Protezione civile: gli paghiamo pure quella…), dirà due parole di cordoglio per gli altri, fra polemiche a strascico per il selfie sorridente in Canal Grande. L’argomento che preferisce è garantire a Luca Zaia, presidente separatista del Veneto («E ora la secessione!», disse subito dopo il risultato del referendum-“Volete-altri-soldi?” sull’Autonomia), che dal governo arriverà quanto richiesto, perché questi sono italiani nel prendere (siamo tutti una famiglia) e veneti nel dare (il mio è mio). Si parte da un miliardo…

Tutto già visto a Sud: quando il maltempo disciolse, letteralmente, il fianco di un monte, fra Messina e Catania, e una spaventosa colata di fango travolse e sommerse Giampilieri, uccidendo 37 persone, il governo Lega-Berlusconi non proclamò nemmeno il lutto nazionale (lo fece dopo le proteste). E non un euro di aiuto per sostegno e ricostruzione, mentre si provvide a corrispondere soltanto agli alluvionati genovesi e della Garfagnana adeguata attenzione e generoso esborso dalle casse pubbliche.

Dell’inondazione che distrusse centinaia aziende agricole d’eccellenza nella Piana Metapontina, frutto di decenni di cure e investimenti, ci si scordò pure di dar notizia nei telegiornali. E, giusto per rinfrescare memorie soffocate nell’animo dei “colerosi per Salvini che puzzano più dei cani”, per i terremotati de L’Aquila furono caricate sui carburanti accise almeno 4 volte inferiori a quelle per i terremotati dell’Emilia Romagna (nonostante l’imparagonabile entità dei danni, del numero di sfollati e delle vittime), mentre il leghista Borghezio urlava che il Nord era stufo di mantenere i fannulloni terremotati abruzzesi, forse per evitare si sapesse che i soldi per i primi interventi massicci a L’Aquila, oltre 4 miliardi di euro, erano stati presi solo dai fondi destinati al Sud, esattamente come quelli, di importo analogo, per pagare le multe europee per le truffe degli allevatori disonesti padani tanto cari alla Lega.

Quando c’è un disastro al Sud, prima ancora di dirti quanti morti, addossano alle vittime la colpa della loro sorte: abusivismo. Che sia vero (come a Casteldaccia) o falso (come a Giampilieri), poco importa; l’importante è il ragionamento che segue o resta chiaro ma sottinteso: te la sei cercata e te la piangi. Mica vorremo dar soldi per ricostruire le case abusive crollate a Ischia? Che potrebbe essere un criterio buono, se fosse generale e non limitato al Sud: quando ci fu la precedente sciagura di Genova, con sei morti, e qualcuno provò ad accennarre al rischio di costruire persino palazzi a scavalco dei torrenti (la proprietaria obiettò che era tutto in regola), si provvide autorevolmente a osservare che non era il momento delle polemiche, ma del dolore e di rimboccarsi le maniche. Ben detto! Peccato non sia sempre così, non ovunque.

E quando il Veneto, quella volta non sui monti, ma maggiormente in pianura, finì sommerso, ce ne volle perché si facesse notare come la sfrenata cementificazione del territorio, favorita dalla Regione e con intrecci su cui volle guardar meglio la magistratura, avesse tanto ridotto la capacità di assorbimento della piana, da rendere più o meno inevitabile il disastro.

Sarebbe il caso di chiedere a Zaia che fine abbia fatto il suo strepitare sull’Autonomia, ovvero Secessione con furto della cassa e la scusa del “trasferimento delle competenze”. Possiamo aiutarlo, ricordandogli le competenze (delle 23 rivendicate) al punto 7 e al punto 10 della proposta di “accordo” fra il gatto (presidente leghista del Veneto, Zaia) e la volpe (ministra leghista e veneta all’Autonomia del Veneto, Erika Stefani): “7) governo del territorio;… 10) Protezione civile”.

Siamo tutti sicuri che il Veneto sarebbe capace di far meglio da solo (se non si distrae su uso dei fondi, allungamento all’infinito tempi e qualità dei lavori e dei progetti, come per il Mose). Ma esser soli comporta anche altri aspetti. Soli vuol dire soli. Al Sud siamo abituati: le disgrazie sono la giusta conseguenza e punizione per le nostre colpe, come cialtroni consapevoli (dunque razzisti) e indottrinati in buona fede puntualmente ci spiegano, riuscendo persino a convincere qualcuno che invece di mandarli al diavolo li prende sul serio (ma se te lo dicono da un secolo e mezzo, alla fine ci credi. Mentre scrivo, ho la tv accesa e c’è uno Speciale sul disastro in Sicilia. «Crede ci siano responsabilità delle amministrazioni locali?», chiede Giorgino. Certo, ne siamo tutti convinti. Così come sono convinto che in questi giorni la stessa domanda è stata fatta agli amministratori veneti, e che a me sia solo sfuggita).

I momenti di crisi sono rivelatori della reale natura dei rapporti: quelli finti cedono, quelli veri si rafforzano. Il maltempo devasta un intero Paese. Si organizzano pubbliche collette (Tg de La7, Tg5) per i disastrati del Nord. È il 4 novembre, anniversario, un secolo preciso, della Vittoria che “fece” l’Italia per il sangue versato tutt’insieme in trincea.

Un abbraccio a quanti piangono i loro morti e combattono contro il disastro. A qualcuno, anche in questa occasione, è stato ricordato che l’Italia non fu fatta per loro.