Dopo l’Ilva, la Tap: il Sud fottuto con i voti del Sud. La differenza dai governi precedenti qual è? Prima si aveva una speranza, ora una delusione. Ci mancherebbe solo il varo dell’Autonomia del Veneto (e, a seguire, Lombardia, Emilia Romagna e sotto a chi tocca), ovvero la secessione dei ricchi con furto della cassa comune, e poi saremmo al completo di fregature al Sud in tempo record, calcolando da prima a dopo le elezioni.

Dinanzi a tradimenti di questa portata, la reazione più immediata è il rifiuto totale: buttare il bambino con l’acqua sporca. Ma a questo bisogna resistere, perché la politica si fa “nelle condizioni date e con chi c’è”, non come ci piacerebbe fosse e con chi dovrebbe esserci (tanto è vero che il nemico del Sud, la Lega, è al governo con chi ha preso più voti di sempre, al Sud, contro la politica razzista anti-meridionale).

Cosa voglio dire? Che non potendo aspettare il momento e le persone più adatte, bisogna far sentire tutto il peso della dignità di quanti, eletti al Sud nei cinquestelle, non sono disposti a tradire la fiducia loro accordata dagli elettori: levino la loro voce, la faccia vale più di una candidatura; e far sentire tutto il peso della nostra volontà No-Tap e No-impunità alla Mittal per i veleni assassini su Taranto. Di Maio e Salvini non sono i padroni delle nostre vite e della nostra salute; non possono disporne. O la capiscono o gliela faremo capire.

Il popolo No-Tav non è stato fermato dalle porcate da dittatorello del Bullaccio di Firenze che ha messo la mordacchia agli enti locali, imponendo la centralizzazione delle scelte tutte pro-Ilva, pro-Tap e petrolio (come se a eleggerli fossimo noi, ma a usarli fossero altri. Come se); i no-Tap non sono stati fermati dalla militarizzazione del territorio, con la gente di fatto agli arresti domiciliari in casa propria, raffiche di ordinanze prefettizie e mano pesante di tutori dell’ordine petrolifero; non li hanno fermati le denunce a decine di attivisti in un maldestro e troppo scoperto tentativo di criminalizzazione; non si sono disgregati sotto la doccia fredda di tante delusioni.

E non saranno le presunte spiegazioni di Di Maio a farli desistere: a Taranto “scoprono dopo” che il contratto è blindato, si può solo firmarlo e la colpa è dei cattivoni “di prima”. Palle: la garanzia di impunità è una bestialità giuridica che può essere revocata in qualsiasi momento a tutela della vita dei tarantini ecdel rispetto della legge. Se non lo fanno loro, faremo in modo che siano costretti farlo. Ma senza la licenza di uccidere la Mittal non prenderebbe lo stabilimento di Taranto: e i lavoratori, poi? Ci eravamo fidati di chi diceva: saranno impiegati nella bonifica. Che resta una buona idea.

Sulla Tap “scoprono dopo” che il contratto prevede penali pesantissime e la colpa è dei cattivoni “di prima”. Palle: le penali non esistono, lo dicono pure dei coraggiosi parlamentari cinquestelle che non buttano la dignità all’ammasso e mantengono gli impegni presi con gli elettori. E lo dice persino uno dei peggiori “cattivoni di prima”, quel Calenda candidato a tutto e riuscito a niente. A prenderci per il culo ci siete riusciti, ma pure per scemi è chiederci un po’ troppo!

Le elezioni del 4 marzo hanno segnato una inedita e preoccupante anomalia nella storia politica dell’Italia unita (si fa per dire…): dopo le regionali del 2015 (tutte le Regioni meridionali al Pd) e il referendum-truffa di Renzi (tutti contro, per la politica ferocemente anti-Sud del Pd berlusconiano), il Mezzogiorno ha confermato di agire come soggetto politico unitario, votando in blocco per il M5S, facendone il primo partito d’Italia. È stato ripagato con la resa al partito più anti-meridionale di sempre, la Lega razzista, che con la metà dei voti del M5S si muoveva e si muove come se ne avesse presi il doppio, perché (ci hanno spiegato) non esiste che non comandi il Nord, che “ha i soldi”. E da allora, mentre la Lega porta a casa le risposte alle attese del Nord (persino, legittimo pensarlo, con uso di manine che infilano modifiche nelle leggi, a favore di grandi evasori e riciclatori, clienti affezionati di una Lega che ha nominato nel governo addirittura un bancarottiere con società in paradisi fiscali), il M5S paga prezzi inauditi prima per l’insano connubio con la banda verde (onestà, onestà, e ti metti con gente che ruba pure in casa propria e per punizione, fa presidente e senatore l’autore del colpo?), poi per l’offesa ai tarantini con l’Ilva (ci avevate creduto?) e ora ai salentini per la Tap (ci avevate creduto?). Chi ha dignità ed è costretto (magari solo perché ha sbagliato) a queste giravolte, salva la faccia e si dimette; se fa queste giravolte e resta al tuo posto, salva il posto (per quanto ancora?), non la faccia.

Il M5S, si andasse a votare oggi, prenderebbe non voti, ma sberle al Sud. Ma a preoccuparsene meno, paiono proprio i massimi dirigenti del movimento. Che strano! Manco lo facessero apposta a farsi del male! Al contrario, la Lega avanza al punto da aver già abbondantemente superato, nei sondaggi, quei grillini che avevano il doppio dei consensi. Si votasse ora, avremmo la rimozione dell’anomalia: il Nord domina, il voto del Sud spezzato, minoritario e gregario. Un capolavoro di autodistruzione in soli otto mesi. Fosse avvenuta per la regia di una manina che rimette a posto “come si deve” le pedine sulla scacchiera italiana, disturbata dall’anomalo risultato elettorale del 4 marzo.., altro che Fellini!

Ma ripeto, sarebbe un errore buttare il bambino con l’acqua sporca. Il M5S, sulla porcata leghista della secessione cun rapina del Veneto si sta muovendo bene, pur se in ritardo e all’ultimo minuto e chiede che prima di stabilire quanto possano saccheggiare le Regioni ricche dalla cassa comune, si deve calcolare quanto spetta a ogni Regione, ricca o no, per assicurare a ogni cittadino italiano i Lep, livelli essenziali delle prestazioni derivanti da diritti costituzionali (istruzione, salute, trasporti…). E in questo bisogna appoggiarne l’azione, finché l’azione è quella giusta.

In più, questi otto mesi hanno mostrato che i cinquestelle non sono la setta chiusa e monolitica che si vuol far credere: ci sono confronti forti, persino scontri di cui giunge l’eco fuori da quelle stanze. E ci sono state dimostrazioni di capacità di ascoltare e comprendere, oltre gli schieramenti di partito e persino iniziative forti e si direbbe autonome, vedi il ricorso di parlamentari pentastellati alla Procura, per segnalare inadempienze della Tap che renderebbero impossibile la continuazione dei lavori e ora la smentita (sempre Ciampolillo, Cunial, De Bonis), delle penali che, secondo il governo, dovremmo pagare per lo stop al gasdotto.

Se la Tap è il suicidio dei cinquestelle al Sud e della speranza in essi riposta, chi ha dignità e carattere ha il dovere di salvare se stesso, il patto con gli elettori e quanto si può di quella speranza, perché insieme a loro e su quella coerenza si possa continuare a costruire progetti. La politica è fare il più che si può, adesso, con quello che c’è, mentre si costruisce il futuro. Il Sud ha dimostrato di pensare ed esserci e di voler essere rappresentato. Voterà chi lo ascolta, come ha imparato il Pd e stanno capendo i 5stelle.

Noi seguiremo quello che succede, come sempre, per riferire di chi e di cosa. Per ricordarcene e per ricordarlo a chi volesse vedere grigi tutti i gatti.