È nata una pagina fb, si chiama Il popolo delle formiche (https://www.facebook.com/popolodelleformiche/) per l’incontro e il confronto di esperienze e iniziative meridionaliste di ogni genere. Sono tutti benvenuti, meno leghisti e scagnozzi per Salvini e altri razzisti. Questo il mio primo contributo alla nuova piazza.

Dove avrebbe fallito un popolo di giganti, riuscì un popolo di formiche. Cercavo una soluzione: come fare, contro poteri così grandi e forti che opprimono il Mezzogiorno, derubandolo delle sue risorse, anche umane, negandogli parità, infrastrutture e diritti e relegandolo al ruolo di colonia da un secolo e mezzo? Non abbiamo i loro giornali, non le loro tv, non le loro infrastrutture, fatte pure, e a volte solo, con soldi, braccia e sangue nostri. Abbiamo una classe dirigente in larga parte complice e succube, catena di trasmissione locale di volontà, interessi e poteri ostili e predatori; i pochi e ammirevoli che sfuggono alla sudditanza sono avversati in ogni modo. Persino uccisi, talvolta, da criminali che di quella oppressione coloniale sono il braccio armato. E ora, con la truffa del regionalismo differenziato, le Regioni che con lo Stato italiano fatto a mano armata si sono arricchite, vogliono tenersi tutto il malloppo (i nove decimi delle entrate fiscali, anche di quanto è prodotto o consumato a Sud, ma da aziende, pure pubbliche, domiciliate al Nord). Un’ultima razzia, che equivale a secessione.

Contrastare tutto questo si può pure, e molti lo fanno, ma vincere?

«Mi chiederai come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e più sassosa; per ridurla a coltivazione facendo le terrazze, non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche». Lo scriveva Tommaso Fiore, pugliese, a Piero Gobetti, coraggioso intellettuale torinese che morirà giovanissimo per le bastonature dei fascisti. Fu lui a convincere Fiore a scrivere di Sud e nacque un libro immortale: “Un popolo di formiche”.

Ed è quella la soluzione: l’enormità della dimensione del tuo nemico è il suo lato debole. Non saranno i cani, gli avvoltoi, i leoni ad abbattere un elefante; ma contro nugoli di formiche, nulla può il pachiderma: gli insetti sono troppo al di sotto delle sue armi, sproporzionate per eccesso rispetto al pericolo da contrastare. Le formiche possono invadere il corpo del gigante, soffocarlo, rosicchiare dall’interno le sue carni, le sue mucose, il suo cuore.

Nello scontro fra rinoceronte ed elefante non sai chi vince, fra formiche e uno di loro, sì.

La Murgia più aspra e più sassosa fu il solo luogo dell’impero in cui fallì il modello economico romano, la villa, perché, per l’aridità del terreno, l’ampiezza della tenuta agricola necessaria a renderla redditizia era tale, da non consentire di poter raggiungere in giornata i campi, per lavorarli. I romani chiamavano la mia regione “Deserta Apuliae”, deserti della Puglia, al plurale. Eppure, un popolo di irriducibili contadini e braccianti che non accettarono l’idea che non si potesse farlo, spietrò quei deserti, rimuovendone i sassi, frantumando i macigni, uno strato dopo l’altro, sino a raggiungere la terra rossa di ferro e manganese e a farne l’immenso giardino di orti e ulivi (60 milioni, la più grande foresta artificiale piantata dagli uomini in una regione) che è oggi.

Di quegli irriducibili sappiamo i nomi, perché sono i nostri (nonno Peppino e suo nonno Peppino e suo nonno…, nonna Maria e sua nonna..,), ma le loro storie si perdono, si confondono e si riassumono nell’incredibile impresa che era sembrata impossibile a chi pure costruì il più grande impero dell’antichità.

Il popolo di formiche è tornato: solo l’essere vivente che pesa di più, sul pianeta, con la totalià dei suoi esemplari. Sorgono formicai ovunque al Sud, con un progetto in comune: la pacchia coloniale è finita. Su questa pagina ne seguiremo l’opera.

Prepotenti e presuntuosi si paragonano a fiere nobili: gli stemmi dei re sono pieni di leoni rampanti, lupi. Trascurando che si tratta di una specie di spazzini: vanno a caccia in gruppo (ma che coraggio!), contro animali con poca o nessuna difesa: gazzelle, antilopi… Catturano solo i più lenti del branco, quelli già malati, feriti. E a volte, nemmeno ci riescono.

Chi penserebbe mai di mettere paura ai nemici presentandosi terribile come una formica? Beh, un popolo ci fu che la scelse come suo animale (oddio: insetto) eponimo (vuol dire: in cui ci si riconosce, da cui si prende il nome): i Mirmidoni, che, in greco, significa proprio formiche. E fu il popolo che dette al mondo il più grande guerriero di tutti i tempi, il loro condottiero: Achille, che solo l’intervento degli dei dell’Olimpo riuscì infine a fermare, sotto le mura di Troia.

Il primo forrmicaio si chiama 22 ottobre, data che potrebbe essere la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro: doveva esserci il Consiglio dei ministri per varare l’Autonomia del Veneto (una rapina assistita da Lega e complici del Partito Unico del Nord, che li comprende tutti, con il Pd più leghista di Salvini e Zaia). Ma chi crede di sapere già come va a finire, potrebbe avere qualche sorpresa. E forse ha cominciato ad accorgersene.