“L’Italia è finita” racconta perché il nostro Paese stia per essere declinabile al passato (ei fu); il titolo che sembrava una forzatura editoriale, ora sa di cronaca. Pareva futurologia, è già archeologia.

In questi giorni, un governo inadeguato (le confortanti eccezioni non sono diga sufficiente) decide, sul “regionalismo differenziato”, cose che distruggono lo Stato chiamato Italia. Da un parte l’egoismo della Lega (d’accordo tutti i partiti al Nord. I gruppi consiliari Pd di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna appoggiano le richieste leghiste di autonomia padana: “Piddini per Salvini”; al Sud, succube silenzio); dall’altra il M5S sottovaluta, per disattenzione o incapacità e peggio se per complicità.

Il 22, il governo dovrebbe ratificare l’accordo per lasciare al Veneto, in cinque anni, i 9/10 delle tasse. A seguire, Lombardia, Emilia Romagna e, magari senza aver capito la portata della cosa, altre Regioni (qualcuna del Sud. Succede, si dice a Napoli, se qualcosa di importante va ‘mman ‘e criature). Con il restante 10 per cento, lo Stato dovrebbe gestire dalle Forze armate all’economia. Finita l’Italia. Dopo Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione che avvia il declino dell’Europa, la disgregazione dell’Italia avvia quello degli Stati nazionali. Il nostro Paese era importante, nel mondo bipolare, per la posizione fra i due blocchi (Usa-Urss), il partito comunista più grande d’Occidente, la vivace economia e la presenza del capo della più diffusa religione monoteista. Giù il muro di Berlino, la posizione è ininfluente, l’economia in crisi, il Vaticano sotto attacco: in un mondo globale, tre monoteismi (cristianesimo, islamismo, ebraismo) sono troppi.

«Roma è attualmente il centro della politica mondiale», dice Steve Bannon, consulente di Trump, ora di Matteo Salvini. «Ci sarà un vero terremoto: l’Italia fa paura».

Il nostro Paese fu laboratorio per il varo degli Stati nazionali, utili alla civiltà industriale. Per dare uno Stato a una nazione, l’Italia agli italiani, ci volle un genocidio (centinaia di migliaia di morti, deportati, incarcerati, che la nostra storia ufficiale ancora tace), figurarsi dare una nazione a uno Stato, vedi la Turchia (quelle “superflue” espulse o eliminate, dai greci d’Asia minore al genocidio armeno, che lì la storia ufficiale ancora tace).

Con la globalizzazione, gli Stati nazionali sono impicci. Nel 1989 crolla il muro di Berlino (il 9/11) e inizia l’era informatica (a 200 anni dalla rivoluzione francese e industriale: 1789): l’impero sovietico si digrega in 35 Paesi, la Yugoslavia in 7, la Cecoslovacchia in 2; esplode il separatismo in Catalogna, Scozia, gli indipendentisti diventano il primo partito in Corsica, la Baviera sempre più insofferente dei “tedeschi” (è un reato dare del “prussiano”, equivalente di “piemontese” nell’ex Regno delle Due Sicilie), il Texas raccoglie firme per la secessione, la California per dividersi in tre.

Ogni nuova economia e civiltà adeguano il pianeta alle loro esigenze. Dopo agricoltura e industria, è la terza vota nei 200mila anni dell’homo sapiens. Con la globalizzazione siamo tutti intercambiali nella rete, che non ha frontiere. Questo, per simmetria, porta al recupero delle identità locali (civiltà globale-locale, glocal).

Una discussa analisi del 2013 sul sito della London School of Economics (l’autore, Roberto Orsi lavora all’università di Tokyo) prevedeva la fine dell’Italia in 10 anni. A fine 2017, la MacroGeo, agenzia di consulenze su rapporti fra politica e finanza, spiegò in un dossier, che fra Stati nazionali ed euro, la Germania salverà l’euro, costruendo un’area “forte” in cui, dell’Italia, entreranno solo le regioni padane. Il resto si butta.

Con l’Autonomia veneta precipitano i tempi: 23 competenze (scuola, trasporti, sanità, eccetera) e relative risorse le saranno trasferite dallo Stato centrale. Se per ogni studente, malato, pendolare italiani si spende x, invece di farlo Roma, lo farà Venezia. Il trucco? Il Veneto lega l’entità delle risorse non ai bisogni “uguali per tutti”, ma al “gettito fiscale”. Ovvero più diritti ai ricchi, una ceppa ai poveri. Concorsi regionali per gli insegnanti: per passare dal Veneto alla Sicilia ci si dovrà dimettere e farne uno nuovo; le Regioni ricche, pagando meglio, avranno gli insegnanti migliori. Idem la salute: per il presidente dell’Ordine dei medici, così muore il sistema sanitario nazionale.

L’appello di decine di docenti universitari ai presidenti della Repubblica e delle Camere (“No alla secessione dei ricchi”) è stato condiviso da 13mila persone,.

Da 17 anni (2001), si evita di definire il valore dei Lep, livelli essenziali delle prestazioni uguali per tutti. Se non sai il loro costo, come stabilisci quanto dare a ogni Regione per quei servizi?

L’Italia è finita.

Un Paese esiste se, nell’equilibrio mondiale, ha un ruolo e relazioni forti; se chi lo abita lo vuole tale, figlio della sua storia, custode del territorio; se i suoi abitanti si sono reciprocamente scelti o accettati;.

Riconoscete l’Italia in questo?

Indro Montanelli chiuse i suoi libri sulla nostra storia, così: «L’Italia è finita» («Forse, nata su dei plebisciti burletta come quelli del 1860-61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me non è più la Patria. È solo il rimpianto di una Patria»).

Era il 1997. Previde il peggio, morì prima.