A proposito di reddito di cittadinanza, sforamento del deficit al 2,4 per cento, dilettanti allo sbaraglio di oggi e competenti di ieri, ministra per il Sud e parole a coda di gatto di Casalino…

1 – La frase del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, «Crediamo fortemente nella Lega», è una delle sintesi migliori su questo Paese e il governo. Cosa vuol dire? Nel governo c’è un partito che usa il razzismo per prendere voti (ammissione di Roberto Maroni) che ha il compito di rastrellare risorse pubbliche, per concentrarle al Nord e nelle tasche dei già ricchi, non importa con quale scusa (Expo, Olimpiadi invernali che ci faranno pagare a lacrime di sangue, anche se dicono che “per ora” il governo non ci mette soldi; Mose, Pedemontane e tangentifici vari). E c’è il M5S che del suo programma di governo, fa del reddito di cittadinanza un capitolo irrinunciabile.

La parte del leone la fa il Nord, con la Lega e i suoi rappresentanti in tutti gli altri partiti, tanto che il Pd si è sputtanato da qui all’eternità, con il documento congiunto dei gruppi consigliari regionali di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, per chiedere al segretario del partito (in teoria all’opposizione) di aiutare Salvini a far passare, come “priorità”, la Secessione con scasso che consentirebbe alle Regioni più ricche di tenersi i dove decimi delle tasse (include quelle di altri, ma timbrate come “proprie”).

Quello che si delinea con una chiarezza che non riesce a indurre i predatori alla vergogna è un quadro elementare: il Nord contro il Sud; i ricchi contro i poveri. I primi (intesi sia come geografia che come ceto) reagiscono alla crisi mondiale, accentuando i difetti di sempre: l’accaparramento delle risorse a beneficio dei territori e delle categorie che già ne ricevono più degli altri. La sintesi è Boccia: meridionale pro-Lega, ovvero facente parte dell’area di privilegio per reddito, mentre la geografia lo escluderebbe.

Ed è da quella latitudine Nord e da quei livelli di benessere che giunge l’insulto ai milioni di disperati sotto la soglia di povertà: non hanno voglia di lavorare (lo dice Briatore, che si dava tanto da fare, da collezionare due mandati di cattura per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, per cui si rese latitante in Sud America, beccandosi poi una condanna a 4 anni e mezzo e salvandosi con l’amnistia). I morti di fame terroni vogliono i soldi senza fare niente, solo “assistenzialismo”. Peccato che il reddito di cittadinanza proposto e voluto dal M5S (pur se per ora parziale, non bastando i fondi) esista in varia forma in quasi tutta l’Europa e funzioni benissimo: fa circolare soldi, crea dal basso una micro-economia di consumi di sopravvivenza; chi riveve il beneficio, lo perde alla terza rinuncia del lavoro che gli viene offerto e deve fare corsi di riqualificazione. È un investimento che lo Stato fa sui suoi cittadini più in difficoltà, per inserirli nel circuito produttivo, altro che assistenzialismo!

Mentre abbattere le tasse ai super-ricchi, perché diventino ancora più ricchi, sottraendosi ai loro doveri verso la comunità, in proporzione alle loro possibilità non è iper-assistenzialismo. Hanno il coraggio di dire (Briatore, per citarne uno e far capire di che gente parliamo) che arricchire i ricchi è un bene, perché investiranno di più e creeranno più lavoro. Come non sapessimo dove portano i loro soldi e che per farne rientrare spiccioli, ogni tanto lo Stato permette di riportarli in patria, pagando una minuscola penale. Abbattere ancora le tasse ai super-ricchi, in un Paese dove la quasi totalità delle entrate fiscali viene da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre i datori di lavoro con Ferrari e yacht risultano (per il fisco) più poveri dei loro dipendenti?

E l’assistenzialismo è il reddito di sopravvivenza per chi è sotto la soglia di povertà?

Assistenzialismo è portare le pensioni più basse un euro sopra la soglia di povertà e non “la pace fiscale”, ennesimo spudorato condono per agevolare ulteriormente Lombardia e Veneto le regioni che evadono più tasse?

Il vero guaio del reddito di cittadinanza è l’incapacità del M5S di comunicarne pienamente la ragione e i vantaggi, di non reagire adeguatamente alla denigrazione degli alleati che pare stiano facendo l’elemosina, perché costretti dall’alleanza di governo, mentre loro prosciugano il pozzo. Ma che abbiano ragione, non c’è ombra di dubbio. Non si abolisce la povertà, come esagera Di Maio, rendendo meno credibile il buono che si sta facendo, ma di sicuro si attenuano le difficoltà dei più poveri e si rimette in moto una economia di base. È una cosa “di popolo” e per il popolo, più per il Sud (perché lì c’è maggior povertà), mentre le misure chieste dalla Lega a favore dei più ricchi sono per “i padroni” e per il Nord (per le ragioni opposte).

2 – Questo si può ottenere con lo sforamento del 2,4 per cento sul debito e l’Europa rimprovera, il Pd, Forza Italia sono scandalizzati? Ci vuole un certo tipo di faccia per farlo: l’Europa è forte con i deboli (su richiesta dei forti) e debole con i forti. La Francia sforò e se ne fregò e magari ri-sfora; la Germania calpesta da sempre i limiti dellla quota di esportazioni fissato dall’Europa e si permette di dare lezioni, solo perché nessuno ha il coraggio di imporle il rispetto delle norme e che sia sanzionata a lacrime di sangue come con la Grecia. Qui, un sano recupero grillino del vaffanculo non sarebbe fuori posto. E che scassapagghiara nostrani si straccino le vesti per il 2,4, mentre Renzi chiedeva il 2,9 e manco gli bastava, e Berlusconi diceva “tutt’apposto!” quando lo spread (ba-bau!) il doppio di adesso, spiega come mai gli elettori siano disposti a votare chiunque, ma non loro.

3 – Fra le perle da consegnare ai posteri, l’insistenza con cui il Pd e Forza Italia accusino il M5S di incompetenza. Le critiche ai cinquestelle (specie per l’immonda alleanza con la Lega) su questa pagina non sono mai mancate, ma la media dei laureati, fra loro, è imparagonabile. I competenti chi erano: Renzi-Boschi, che non sono riusciti a fare una legge o un decreto che la Corte Costituzionale non abbia cassato? La ministra Madia, che è riuscita a distruggere la Guardia Forestale, una delle poche cose che funzionavano bene in Italia, e che plagiava brani interi altrui, senza citarli, nella sua tesi di laurea? O la ministra all’istruzione Fedeli che vantava una laurea, mentre non ha manco il diploma? O Verdini, macellaio, a cui avete fatto riscrivere la Costituzione? I capetti Pd hanno chiesto ai militanti “diteci cosa dobbiamo fare per rinascere”. Recuperare la capacità di vergognarsi. Tutto il resto viene dopo.

4 – “E la ministra per il Sud che fa?”. Fa, pare; ma dobbiamo stare attenti a non incorrere in due trappole: pretendere che tutto quel che non si è fatto finora lo si faccia insieme e subito; o accontentarsi di “quel poco” che può riuscire a fare. La ministra Barbara Lezzi è partita con il piede giusto, per fortuna, sposando la causa del 34 per cento della spesa pubblica al Sud (ovvero: uguale per tutti, secondo Costituzione); ma, soprattutto, ponendo paletti decisivi sul percorso della Secessione-e-fuga-con-la-cassa di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. È questa la madre di tutte le battaglie: prima bisogna definire il costo dei servizi essenziali da rendere a tutti gli italiani, i Lep. Si fallisse in questo, anche il 34 per cento smetterebbe di esistere. Ma c’è pure che un ministro, per la sua azione, ha bisogno di raccogliere consenso nel partito, nel governo e nel Parlamento, altrimenti fa solo progetti. C’è da essere confortati per la tenacia e la decisione con cui alcuni parlamentari cinquestelle del Sud si muovono in questa direzionie e da essere sconfortati dal fatto che siano così pochi. Per stare acquattati e coperti, bastavano i parlamentari ascari già noti.

5 – Solo due righi sulla tempesta nel bicchiere sulle frasi infelicissime di Rocco Casalino: erano private, sono state rese pubbliche. Una volta augurò pure vita breve a un quotidiano ostile al M5S; e non è un campione di simpatia, Casalino. Ma che a scandalizzarsi siano quelli che hanno ingoiato l’editto bulgaro di Berlusconi e le sue liste di proscrizione; che chiamarono “comunista” Montanelli quando non volle fare il servo del padrone; che tacquero quando Renzi disse “fuori i partiti dalla Rai” (infatti se la prese tutta lui), che cacciava i giornalisti sgraditi e non accettava domande…, beh: complimento per il coraggio. Detto questo, Casalino sarà pure “il nuovo“, perché cinquestelle, ma ha un ruolo istituzionale. E deve onorarlo, anche nel linguaggio e nei comportamenti.