Il cosiddetto “accordo” per Taranto conferma tutto il peggio e già noto su cos’è il Sud per questo Paese, per i governi di questo Paese e nella testa di gran parte delle persone del Sud e del Nord (dico di quelli in buona fede). È un monumento alla Questione Meridionale, testimonianza immane che non cambierà nulla del modo in cui vanno le cose da un secolo e mezzo e che il ruolo del Mezzogiorno è quello di colonia, i cui cittadini non hanno, non possono e non devono avere gli stessi diritti di quelli del Nord. Così è stato, è, deve essere, non conta chi governi (centrodestra, centrosinistra, tecnici, fascismo, leghisti con chi ci sta: berlusconiani o cinquestelle, monarchia o repubblica).

Dopo questo ulteriore scempio, Taranto può diventare luogo e occasione per demolire la storica subalternità, culturale, economica, territoriale.

Non faccio l’analisi del presunto “accordo”: i dettagli sono la via di fuga dalla sostanza (in quelli si nasconde il diavolo). Cosa è accaduto a Taranto? Quando la città ha capito che lo stabilimento siderurgico la sta uccidendo, si è mossa. E ha ottenuto un risultato straordinario: nonostante mezzo secolo di complicità politiche e governative con la proprietà, grazie al coraggio di magistrati liberi e all’impegno di tanti cittadini e lavoratori, le verità sono venute alla luce, hanno educato al rispetto di sé, al rigetto della minorità, i proprietari hanno perso l’azienda e sono stati messi sotto accusa con manager e politici.

Cosa chiedevano i tarantini? Non dover scegliere fra lavoro e salute, o muori di cancro o muori di fame. I cinquestelle hanno raccolto una marea di voti sul rifiuto di una scelta criminale e per la convinzione che il lavoro non va pagato con la salute e la vita propria e dei familiari; e ove questo fosse impossibile con quel modo di produrre acciaio, chiudere lo stabilimento e recuperare diversamente i posti di lavoro, anche recuperando il territorio avvelenato in più di mezzo secolo di veleni.

Ma una volta al governo, i cinquestelle sono diventati “ragionevoli”, siglando il “miglior accordo possibile, nelle peggiori condizioni possibili” (i complimenti dell’ex ministro Pd Calenda avrebbero dovuto essere un segnale d’allarme, perché hanno firmato quello che rimproveravano a lui, cosina più, cosina meno). Ovvero: per la salute, vediamo di far qualcosa, magari coprendo i parchi di minerale (too little, too late, troppo poco, troppo tardi), però vi salviamo il lavoro. Ma non per tutti: per 2.300 si vedrà: sono una sorta di ostaggio in cambio dell’aumento della produzione a 8 milioni di tonnellate. Ci può essere qualcosa di peggio? Certo. Garantire ai proprietari l’immunità penale per le malattie e le vittime che la libertà di inquinare comporterà. È la porcheria che i cinquestelle giudicavano inaccettabile quando la concedevano i governi precedenti e inevitabile quando al governo sono arrivati loro. Cuntent, terruncielli? Il peggior difetto del “meridionalismo di regime” è accettare la minorità di Stato per il Sud, in cambio di “qualcosa” (nella storia della Questione, i cultori del “meglio che niente” sono chiamati “qualcosisti”).

Paraculi a parte, qui si parla di persone convinte di agire per il meglio e non si rendono conto di perpatuare, così, la radice della Questione Merridionale.

Provo a spiegarmi:

1 – A Genova la magistratura dimostra che l’area della lavorazione a caldo dell’acciaio uccide i lavoratori e i cittadini, provocando terribili malattie; si applica la legge e quella sezione viene chiusa. I sindacati, i politici, la città pretendono che questo non riduca i posti di lavoro e che evitare il danno alla salute, non comporti la beffa di perdere il pane. E si fa un accordo (rispettato anche in questo ultimo “patto”) che garantisce a Genova quei livelli occupazionali, qualunque cosa accada.

2 – La lavorazione a caldo inaccettabile a Genova viene trasferita a Taranto e si aggiunge a quella già esistente. Non moriranno più genovesi, ma “soltanto” tarantini. Operazione coloniale perfetta. È questa la Questione Meridionale: il Paese è lo stesso; la Costituzione che tutela i diritti fondamentali di tutti i cittadini (va be’, dai! Si fa per dire, è un ragionamento) è la stessa; le leggi contro le attività che minano la salute e il territorio sono le stesse; il tipo di attività è la stessa; persino l’azienda è la stessa: ma a Genova si estingue la fonte di pericolo e si tutelano i posti di lavoro; a Taranto: o la vita o la fame. Non c’è altro modo di spiegare la Questione Meridionale: le città del Sud sono la discarica di quelle del Nord; l’italiano del Sud vale meno per il suo Paese, la sua salute è meno importante, la sua vita anche, e le leggi che a Genova si applicano, a Taranto si ignorano. E se magistrati coraggiosi (o solo stupidi, eh?: c’è un codice e loro, che non capiscono come va il mondo, cercano di farlo rispettare, senza badare se si sta a Genova o a Taranto. Gesù, proprio scemi!) applicano le leggi, il governo interviene per fermarli e i giornali del Nord (più i maitre a manger del Sud) li accusano di voler riportare le pecore al posto dell’industria “nazionale”.

3 – La Questione Meridionale eccola: è una costruzione del potere. Il quale, ridotto all’essenziale, è: decidere chi muore prima o al posto di (“Potere e sopravvivenza”, Elias Canetti). Né la legge ferma il potere, perché il potere è la legge (i potenti condannati si mettono al sicuro in Parlamento; i condannati non potenti vanno in galera; ai debitori squattrinati vendono la casa all’asta, al partito che si è rubato i soldi, fan finta di rateizzarli di qui all’eternità). Il potere, nell’applicazione della stessa legge, interviene perché sia calpestata a Taranto e aplicata a Genova. Quindi la Questione Meridionale indica che il potere è del Nord e decide che i tarantini muoiano al posto dei genovesi e prima dei settentrionali, perché la vita dei tarantini vale meno. Questa è la cosa; il resto sono chiacchiere e prese per il culo. Negli ultimi anni, la vita media, al Sud, è stata ridotta di 4 anni (e di 8 a Napoli), da scelte politiche. Un genocidio a bassa intensità. Sono assassini.

4 – L’ex procuratore capo di Taranto, Franco Sebastio, condusse la sua azione su un assunto che scoprì sbagliato (nel senso che sbagliava a crederci): nella nostra Costituzione, tutti i diritti fondamentali sono limitabili (quello alla libertà, dal carcere; quello alla proprietà, da espropri, sequestri, eccetera), meno il diritto alla vita, alla salute. Lo Stato non può appropriarsi della vita dei suoi cittadini (in realtà, sì, in tempo di guerra, quando li manda a farsi ammazzare. Ma anche allora, vedi “Il sangue dei terroni“, di Lorenzo Del Boca, la legge del potere funzionò nel senso della Questione Meridionale: i reparti di soldati del Sud venivano mandati al massacro contro il fuoco di sbarramento. La percentuale di caduti meridionali, ogni mille arruolati, è clamorosamente maggiore di quella media, sino a più del doppio. Potere è decidere chi muore prima. E di più).

5 – I governi italiani sono arrivati a tal punto di riduzione dei diritti per i terroni, da garantire ai proprietari dello stabilimento siderurgico la libertà di violare le leggi che dovrebbero tutelare la salute e la vita. Impunità ad personam, licenza di uccidere che non so come possa essere giustificata giuridicamente, senza cambiare leggi e Costituzione. Insomma, non giriamoci attorno: un governo calpesta le leggi di Stato e vende a un imprenditore la vita di suoi cittadini. Ma del Sud, perché a Genova non si può (qualcuno vuol sapere cos’è la Questione meridionale?).

6 – Cosa si aspettavano i tarantini (ma anche gli altri!)? Di non essere più merce di scambio, pagando il pane con la vita. Con una pretesa che può apparire inaudita ai Calenda, ai Gentiloni, ai Renzi, ai Delrio, ai Letta, ai Clini, ai Monti, ai Berlusconi, eccetera, i tarantini volevano essere cittadini italiani secondo le leggi e la Costituzione. Come in Liguria, diciamo. Volevano che i loro sindacati, i loro politici facessero a Taranto quello che hanno fatto a Genova: mi salvi salute e lavoro, perché questi sono i miei diritti. Non “salute o lavoro”. Volevano che l’intransigenza sacra a Genova, dinanzi a diritti inalienabili, valesse anche a Taranto. Ma quelli erano i governi, i politici e i partiti cattivi. Contro i quali, i tarantini hanno votato, a valanga, M5S. E ora aggiungiamo una riga alla lista dei governi cattivi con i tarantini. Io non credo l’abbiano fatto perché sono dei farabutti (qualcuno magari sì, ma di quelli ce n’è un tot sempre e ovunque); sono convinto che abbiano agito davvero nella certezza di spuntare il “miglior accordo possibile, nelle peggiori condizioni possibili”. Ma ci sono cose su cui non si tratta. Come, in identica situazione e azienda, a Genova. Che lì le dimensioni fossero inferiori, non vuole dire nulla: la legge è la stessa; e se pur volesse dire qualcosa, sarebbe un’aggravante, come la differenza fra omicidio e strage. Non c’è stato il coraggio; è mancata quella convinzione profonda del diritto da difendere che rende saldi, irremovibili. Perché i terroni devono accontentarsi, valgono meno. È questa la vera norma fondamentale su cui fu costruito il nostro ingiusto Paese un secolo e mezzo fa e tutti l’abbiamo fatta nostra, a livello inconscio. Diversi fra coloro che sono stati coinvolti nei lavori per le trattative lo sanno, però alla fine ha prevalso, pur se buona fede (e qualcuno invece no), il condizionamento del terrone che non può pretendere “lo stesso”. Esattamente la ragione per cui non arriva il treno a Matera, mentre in Lombardia costruiscono l’ennesima autostradata inutile, la più costosa (chissà perché…) della storia.

7 – Prima di risolvere la Questione Meridionale fuori di noi, dovremmo risolverla dentro di noi. Chiedetevi: a Genova avrebbero accettato la lavorazione a caldo dismessa da Taranto per tutelare la vita dei tarantini a spese di quelle dei genovesi? Avrebbero accettato il rispetto pieno della legge e dei diritti a Taranto e licenza di uccidere i genovesi, in cambio di “qualcosa”? E allora perché a Taranto sì? Avete una risposta (non per gli altri, per voi stessi) che vi faccia dormire sereni?

8 – Non sono niente, non sono nessuno, ma da ora spenderò il mio tempo per distruggere “l’accordo” che regala la vita dei miei concittadini a un imprenditore privato. Faccio ridere? Lo so: che posso fare contro poteri così grandi? Quasi zero, ma “quasi”. Non sono credente, ma sono d’accordo con Cristo sul dovere e il potere della “testimonianza”: io so cosa state facendo e lo dirò. E ce ne sono tanti altri, tutti migliori di me (non per modo di dire, lo hanno dimostrato), combattivi, tenaci e, viva la faccia, intransigenti. Non sono i “qualcosisti” i padroni delle nostre vite; non ve le potete vendere. Il vostro abuso si chiama omicidio. Ci sarà a Taranto un giudice che si erga contro tale delitto? È conforme alla Costituzione consentire a un privato di distruggere salute ed esistenze di liberi cittadini, con un lasciapassare del governo che lo rende impunibile? E se non c’è a Taranto, ci sarà a Bruxelles, all’Onu, a Timbuctù? Ci sarà nella coscienza di ognuno di noi un giudice che condanni questo crimine e si muova in soccorso di persone che, costrette a decidere se perdere il lavoro o il pane dei figli, hanno votato per mantenere il primo, pur conoscendo il prezzo della scelta? Gli operai hanno detto sì, al referendum! E questo quieta la vostra coscienza? E da quando si vota sul diritto alla vita? Solo a Taranto? Solo al Sud? Al referendum hanno votato anche i bambini di pochi mesi morti con il cervello inondato da mercurio? Di cosa cazzo stiamo parlando? Amministratori, politici, magistrati, cittadini inerti e non attivi: fareste le stesse scelte se “le morti di Taranto” non fossero dati statistici, ma persone di cui conoscete il nome, la vita, i parenti?

9 – Per favore, prendete coscienza di questa carneficina autorizzata. La gente riconoscerà la buona fede di chi ha accettato “il male minore”, pensando che di meglio non fosse possibile. La vita non è trattabile. Andate a oncologia, andate nelle case dei tarantini che stanno morendo e vedono morire i loro cari per mali orribili; dite loro: «Poteva andar peggio» e chiedete il loro grazie. Ve la sentite? No? E allora sapete come stanno davvero le cose. Non c’è male minore per il Sud, mentre il bene assoluto da tutelare è solo a Nord. Se non vedete Taranto come Genova, la Questione Meridionale è nella vostra anima e nella mente. Siate intransigenti, è tipico degli uomini liberi, pur se in carcere per 40 anni, come Nelson Mandela. Lo stabilimento non può produrre senza uccidere? Allora si garantisca a Taranto il livello occupazionale nel risanamento del territorio, o facendo anche altro, come a Genova. Roland Guenter, lo storico dell’arte che trasformò la Ruhr da regione mineraria-siderurgica in un parco, ritiene l’Italia la sua seconda patria ed è innamorato della Puglia. È una delle persone cui potremmo chiedere consigli. Ma abbiamo nostri ragazzi in gamba che hanno fatto studi interessanti. Chi ha avuto la fantasia del rilascio di una licenza di inquinare e uccidere, può farsi venire qualche idea per dare a Taranto quel che è stato garantito a Genova.

10 – Da Taranto comincia la fine della Questione Meridionale. Voi da che parte state?