Con la traformazione (non dichiarata, ma di fatto e innegabile) del Pd del Nord in movimento “Piddini per Salvini”, nasce ufficialmente il Partito Unico del Nord che affratella (non so in quanti sensi intendere questo termine), contro il Sud, tutti i partiti padani, dal Pd alle Lega. Chi aspettava un intervento del Pd volto a ristabilire un minimo di equilibrio fra le pretese leghiste di assegnare, per legge, privilegi ulteriori ai residenti nelle Regioni più ricche, a spese dei diritti elementari già di fatto negati ai terroni di merda, è servito: i gruppi consiliari del Pd delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna partoriscono un indegno documento comune per impegnare il partito, attraverso il segretario Martina, a chiedere al governo che sia “prioritaria” l’approvazione delle norme per il regionalismo differenziato (l’Apartheid a favore dei ricchi del Nord per fottere definitivamente il Sud morto di fame e ladro: infatti sono i terroni a rubare sul Mose, l’Expo, la Tav, eccetera).

La maschera è caduta: il Pd nordico va in soccorso della Lega contro chi, nei cinquestelle (molti parlamentari meridionali e la stessa ministra per il Sud), oppone che si proceda con maggior prudenza e senso di equità; e semplicemente dice che prima di stabilire quanto possono scippare ancora e in più le Regioni ricche, si deve valutare quando costano i Lep, ovvero i Livelli essenziali delle prestazioni da garantire a tutti gli italiani, quale che sia il loro reddito e la loro residenza. Solo dopo aver saputo quanto si spende per l’uguale per tutti, si può capire quanto resta per soddisfare la voglia di privilegio dei più ricchi (modello sinistra della Lega…).

I piddini per Salvini, invece, non solo copiano le frasi della Lega riportate nel “contratto” di governo con il M5S, ma rivendicano la primogenitura, per avvertire i loro elettori del Nord (fanculo gli straccioni del Sud) che sono stati loro a chiedere per prima quello che la Lega ha fatto proprio; e che fu il Pd a creare le condizioini per l’Apartheid; che fu il piddino Gentiloni, capo di un governo a quattro giorni dalla fine, a firmare il preaccordo con le Regioni secessioniste (e tali sono, hanno spiegato fior di giuristi ed economisti, dal professor Marco Cammelli al professor Gianfranco Viesti e decine di docenti di ogni area politica, dal centrodestra al centrosinistra e tantissimi di area Pd).

In pratica, i piddini per Salvini pretendono, insieme al capo del partito razzista, che prima si consenta alle Regioni ricche di tenersi i propri soldi e di fotterne altri alla cassa comune, collegando al “gettito fiscale” del territorio le risorse da trasferire con le competenze che passerebbero dall’amministrazione centrale a quella regionale. Come dire: ai ricchi di più, perché sono più ricchi e ai più poveri, ‘sta ceppa. Questo, secondo loro, è essere di sinistra. Per decenza, agli onesti del Pd (e ce ne sono, come ovunque), non resta che dichiarare estinto il partito e lasciare che quel che ne resta confluisca, con il movimento “Piddini per Salvini”, nel Partito Unico del Nord per l’Apartheid.

Vergogna, vergogna, vergogna, vergogna!

E i piddini del Sud che fanno? Michele Emiliano, presidente della Puglia, ci dice qualcosa? Vincenzo De Luca, presidente della Campania, fra una frittura di pesce e l’altra, ci dice qualcosa? Marcello Pittella, presidente della Lucania…. Beh, no, come non detto. Insomma: facciamo l’elenco o provvedete da soli? Va bene che nelle colonie (e il Mezzogiorno è stato ridotto a questo, un secolo e mezzo fa, a mano armata), le truppe cammellate e la classe dirigente locale e subordinata debba sempre assecondare il potere da cui dipendono, ma alcuni di voi hanno dato prova di pensiero autonomo e ne hanno anche sopportato le conseguenze. Sarebbe disonesto disconoscerlo; ma questa porcata è l’annuncio della fine di ogni finzione e mediazione. Non c’è più nulla da mediare, la linea del troppo, dell’inaccettabile e dell’insulto è stata abbondantemente superata. Chiedere “autonomia” pensata dal Nord contro il Sud, anche dal Sud è un errore clamoroso: non è una furbata politica, ma poggiare la testa sul ceppo.

O si va allo scontro, per pretendere le scuse e l’equità, o si va a rompere. Se qualcuno pensava che esagerasse chi parlava di poitica geografica, in Italia, Nord contro Sud, ora ne ha la prova più clamorosa di sempre: la “sinistra” leghista va in soccorso di Salvini per i privilegi al Nord, contro la componente del governo che ha la sua base elettorale al Sud e in cui ci sarebbero parlamentari non disposti a tacere (mentre i cinquestelle del Nord collaboravano con la Lega ai referendum di Veneto e Lombardia per il regionalismo differenziato).

Il Pd ha fatto chiarezza: il peggio che pensavamo di quel partito, che ci ha dato uno dei governi più antimeridionali di sempre (Renzi) non era ancora il peggio.