Una esponente del partito unico del Nord (variante Pd), Simonetta Rubinato, presidente di “Veneto vivo”, spiega che l’appello lanciato da decine di docenti universitari, scrittori, giornalisti, primo firmatario il professor Gianfranco Viesti, e controfirmato finora da quasi novemila cittadini di ogni età e condizione, al ritmo di 100-1300 al giorno, “offende i veneti” (mirabile sensibilità: ricordo le proteste della signora quando dal lombardo-veneto, come ora, ma non più ad alta voce, chiamavano i terroni di merda, porci, topi da derattizzare, merdacce mediterranee, colerosi e Vesuvio lavavi via… O forse me le sono perse le proteste?) .

E per dimostrarlo, espone ragioni (è un modo di dire…) che offendono il senso di equità, la decenza e i meridionali tutti, inclusi quelli del Pd, come lei (fra cui alcuni alti dirigenti locali e nazionali) e la federazione pugliese della Cgil, nota organizzazione eversiva di destra, che hanno firmato l’appello.

Alla Rubinato sta di sicuro per arrivare la spiletta dell’Alberto da Giussano, più il conto (ma lo abbuoneranno per amor di causa) delle multe per furto di copyright da parte di Bossi, Borghezio, Salvini, Zaia e altri di quella parte del partito unico del Nord che va sotto il nome di Lega e il suo razzismo lo dichiara per prendere voti, come da nota dichiarazione di uno dei capi, Roberto Maroni.

È un capolavoro di pregiudizi e luoghi comuni il testo della Rubinato. Se pensate che esageri (lo dico per prima all’autrice), seguitemi nell’analisi del detto che mostra il non detto:

  1. “il Veneto è costituito in maggioranza da gente la cui ricchezza – come diceva Giorgio Lago – ha i calli alle mani”. Da noi, cara signora, il callo è solo all’indice che sta sul grilletto della lupara; mentre i più attivi ce li hanno anche al culo (in alternativa con le piaghe da decubito) per il troppo stare seduti a non far niente. Ho capito bene? Non voleva dire questo? E cosa voleva dire? Visto che è nelle vicinanze, faccia un salto ai Dodici Apostoli di Verona, dove si mangia da Dio e si beve pure meglio, e chieda al suo conterraneo Giorgio Gioco di citarle qualcosa di Ignazio Buttitta (che lui conosce e declama come pochi), magari quella poesia in cui si dice: “Chi vrazza/ i lapi di meli da Sicilia/ grapinu strati/ spirtusanu muntagni/ svacantanu a panza da terra”. Si faccia tradurre da Gioco, che le spiegherà anche dove vengono i calli, così. E se le è scappata qualche sciocchezza di troppo, non si preoccupi: capita a tutti. Chieda scusa e prima di dirne altre, la prossima volta, si informi.

  2. “il dramma di due milioni di veneti costretti ad emigrare per l’estrema povertà di fine ”800”. Per la verità, non solo fine ‘800, ma pure prima. E tutti noi, al Sud, possiamo capire quale tragedia sia, dal momento che dopo l’annessione a mano armata al Regno di Sardegna (che cambiò nome in “d’Italia”), per la prima volta in tutta la nostra plurimillenaria storia, fummo costretti a fuggire dalla nostra terra. In venti milioni. Se non lo sa, è male; se, sapendolo, lo tace, è peggio. Voi eravate colonia austriaca, che da colonia vi trattava: trarne gli utili, dare il meno possibile: l’università di Venezia, per dire, l’aveste solo dopo l’annessione al resto d’Italia; nulla di strano: anche Milano ebbe la sua prima università dopo essere diventata “italiana”. Noi, le università le avevamo già, e i due terzi di tutti gli studenti italiani frequentavano gli atenei del Regno delle Due Sicilie. Quando divenimmo colonia dell’Italia (senza sprezzo del ridicolo detta “unita”), chiusero le nostre scuole, declassarono tutte le università, meno quella di Napoli, cui però tolsero i fondi. Come adesso, diciamo (decreto Letta-Carrozza, suoi compagni di partito. Dovrebbe saperlo). E dal 2013, per le scellerate scelte di una politica nazionale nord-centrica, e specie per la ferocia del governo Renzi-Delrio nei riguardi del Sud (suoi compagni di partito: lei dov’era?), la gioventù meridionale è tornata a emigrare come negli anni ’50 (pur di non farsi i calli…!), la popolazione è addirittura in calo e le più ricche regioni del Nord, dalla Lega al Pd, studiano come saccheggiare ancora un po’ le casse del Paese, a danno di quelli che i calli… Se le è scappata qualche sciocchezza di troppo, non si preoccupi: capita a tutti. Chieda scusa e prima di dirne altre, la prossima volta, si informi.

  3. Quei veneti che hanno “saputo riscattarsi costruendo una realtà sociale ed economica che si confronta oggi con le prime regioni in Europa”. La nostra ammirazione. Vera. Noi lo fummo “realtà sociale ed economica che…”: Napoli era la città più industriale d’Italia, il Regno delle Due Sicilie aveva più addetti all’industria del resto del Paese messo insieme e due terzi di tutti i soldi dello Stivale erano a Sud, dove c’erano i più grandi stabilimenti siderurgici italiani, le più grandi officine meccaniche e i più grandi cantieri navali. Quando ci trasformarono in colonia dell’Italia (succede, se perdi una guerra, specie se manco te la dichiarano), scivolammo indietro fino a diventare, in 80 anni, la parte più povera d’Italia, per la prima volta nella storia. Come? Ci rubarono i soldi, l’oro delle banche (e poi pure le banche), i macchinari delle fabbriche, distrussero quelli che non potevano portarsi via, spararono sulle maestranze che protestavano e fecero un genocidio (centinaia di migliaia di morti, incarcerati e deportati). E spesero tutto al Nord. Se non lo sapeva e le è scappata qualche sciocchezza di troppo, non si preoccupi: capita a tutti. Chieda scusa e prima di dirne altre, la prossima volta, si informi.

  4. “Strumentale”, l’appello contro la secessione e fuga con la cassa, “perché nella proposta di legge delega il principio di eguaglianza è citato ben quattro volte”. Sì? Famo otto? Sedici? Cioè, quel “principio di eguaglianza” che avete onorato così bene finora? Per esempio (fu così ieri, è così oggi): sa che fine fece il miliardo di euro di fondi residui del Sud che il governo Prodi mise in un unico capitolo di spesa per finanziare ricerca al Sud, finalizzata alla nascita di nuove aziende? Lo avete usato per le compagnie di navigazione sul lago di Garda, per l’illuminazione del Veneto e altri interventi al Sud (di Vienna). Lo fece il governo ìeghista-berlusconiano che subentrò a quello Prodi. Ci devono essere sfuggite le sue proteste… L’elenco che potrei farle è lunghissimo, pensi alla prima assegnazione dei fondi per le Ferrovie del governo Renzi: 98,8 per cento a Nord; 1,2 per cento da Firenze in giù, mentre Matera non è stata ancora raggiunta dalle Ferrovie dello Stato e al Sud hanno tagliato mille chilometri di linee invece di fare quelle che mancano. Se ci manda quello che lei scrisse contro tali porcherie “offensive e strumentali”, pur se fuori tempo, le ripubblichiamo. Se no, ammetta che le è scappata un’altra sciocchezza di troppo (ma quante ne dice?) e non si preoccupi: capita a tutti (oppure cominci a preoccuparsi…). Chieda scusa e la prossima volta, si informi.

  5. Volete “una quota di risorse più adeguata di oggi, in una logica di sana competitività dei territori”. Ma davvero? Ancora il detto che illumina il non detto: se non siete capaci, non incolpate chi è più bravo di voi e ci riesce; e rimboccatevi le maniche invece di lamentarvi! E la vogliamo vedere questa “sana competitività”? Prendiamo due regioni confrontabili per dimensioni: Friuli Venezia Giulia e Basilicata (un po’ più grande). Nella prima, hai una mezza dozzina di aeroporti, fra civili e militari, nella secondo, zero; nella prima, che si affaccia su un arco di Adriatico, hai porti anche internazionali, un porto franco; nella seconda, che si affaccia su Jonio e Tirreno, zero; nella prima hai ferrovie e autostrade; nella seconda hai i “frecciarossa” che sono autobus chiamati così dalle Ferrovie dello Stato (del Nord), perché ci piace tanto prenderli pure per il culo questi terroni; la prima, a statuto speciale, perché confinante con il “Blocco orientale” che non c’è più, riceve montagne di soldi pubblici; la seconda dà all’Italia i più grandi giacimenti di petrolio non off-shore d’Europa e paga la benzina più che al Nord. Devo continuare? Cioè “sana competitività” di chi ha tutto contro chi ha niente e viene derubato pure di quel che ha, in cambio delle più basse royalties petrolifere del mondo (un decimo di ex colonie africane), ma “lorde” e da dividere con lo Stato e la Lega fece passare pure una lurida leggina perché il Veneto potesse attingere qualcosa anche da quel cespite. A occhio, la sua idea di “principio di eguaglianza” è perfettamente in linea con quella di “sana competitività”. E a spaccare i “partiti nazionali” sarebbe l’appello di Viesti? C’è un Paese spaccato da un secolo e mezzo, per favorire, a spese di un terzo dell’Italia, la nascita della ricchezza del Nord e la rinascita di territori rimasti indietro (se sta per dire no, guardi la cartina autostradale, ferroviaria, eccetera, e magari anche Mose, Pedemontane fatte e da fare…) e il rischio frattura lo avverte solo quando qualcuno dice no all’ennesimo saccheggio del partito unico del Nord?

Di quale partito ha detto di essere?