Mentre l’uomo che voleva una norma per obbligare i meridionali e altri paria a cedere il posto ai milanesi in metropolitana e le sue truppe cammellate terroniche ci distraggono con la nave Diciotti, la Lega Nord, come da punto primo dello Statuto del partito, porta a compimento “l’indipendenza della Padania”, tramite la secessione con scasso gabellata per “autonomia regionale differenziata”. Comunque vadano le cose, i razzisti hanno vinto.

Riassumo: il progetto di Veneto e Lombardia di “autonomia” stabilisce per legge che i ricchi si tengono i “loro” soldi (definendo tali anche quelli che fregano agli altri) e che i diritti costituzionali non derivano più dalla cittadinanza, ma dal reddito locale; quindi, per gli studenti, i malati, gli automobilisti, gli alluvionati, eccetera, delle Regioni ricche si deve spendere molto di più (in proporzione al “gettito fiscale”); per quelli delle Regioni povere, quel che resta, se qualcosa resta e se no, che vadano al diavolo. Di fatto è già così, tanto che in pochi anni la vita media dei meridionali è diminuita di 4 anni e a Napoli di 8 (per capire di cosa si tratta: il giornalista Marco Esposito calcolò che una media di 2 anni di vita in meno significa che un meridionale ogni 20 deve campare metà della vita media degli altri italiani. Per la sola provincia di Napoli, si tratta di 150mila persone all’anno che devono smettere di vivere “nel mezzo del cammin” della loro vita. È, di fatto, un genocidio di Stato sancito da scelte politiche condivise da centrodestra e centrosinistra)

Calcolano i “loro”soldi, contando come proprio “gettito fiscale”, pure quello derivante dal petrolio lucano e siciliano, dal gas e dall’energia prodotti nel Sud, eccetera. Il trucco è: le tasse si versano dove c’è la sede legale delle società (al Nord) e non dove quella ricchezza è prodotta (in tanti casi, spesso i più sostanziosi, al Sud). “Nazionali” se c’è da prendere; “regionali e autonomi” se c’è da condividere. Fino a giungere a una secessione di fatto, per rapina di risorse, ma in un Paese formalmente uno, così da consentire ai paraculi razzisti di trarre ogni vantaggio dell’essere “Italia”, in campo internazionale, avendo un mercato interno esclusivo, ancor più succube e impoverito (con la secessione vera, il Sud indipendente deciderebbe della sua sorte e per i saccheggiatori del Nord e da un secolo e mezzo, la pacchia finirebbe).

L’azione della Lega, in questo, è stata perfetta (come certi delitti); tanto che legittimo è chiedersi se non ci sia una regia più raffinata di quella degli strateghi del rutto a Pontida e della felpa itinerante. Il progetto di legge per l’autonomia presentato dal Veneto (più sfumato quello lombardo) fa passare il concetto dell’apartheid a danno dei meridionali, camuffato nella proporzione fra risorse da trasferire, per bisogni uguali (?) per tutti e reddito territoriale. In un Paese serio, chi si fosse presentato al ministero con una porcata del genere sarebbe stato cacciato e inseguito a calci sulle scale, dai commessi. Ma al ministero, ad accogliere il leghista presidente del Veneto, Luca Zaia, c’è la leghista veneta Erika Stefani, che ha già dichiarato suo unico compito, l’autonomia del Nord (come dire che la guardia giurata a difesa della banca fa il palo al rapinatore).

L’accordo (vabbe’…) fra i due diverrebbe decreto di governo poi portato in Parlamento, per il voto. In tali casi, le norme non consentono la discussione né la possibilità di introdurre modifiche: si può votare o sì o no.

Quindi, se il colpo di Stato ottiene la maggioranza, la Lega ha vinto. Nasce la Padania con una colonia meridionale ufficialmente tale (ci sono pronti servi terroni da cortile, cui la Lega ha consentito persino l’iscrizione alla parodia coloniale del partito razzista: non la Lega Nord, riservata ai nordici, ma quella “per Salvini”: che si sappia chi è il padrone cui leccare i piedi).

Se un conato di dignità portasse alcuni della maggioranza a votare contro (pare ci siano: vedremo se è vero), il governo perderebbe la fiducia e cadrebbe. Alle elezioni, subito dopo, la Lega farebbe il pieno a Nord, inglobando l’intero centrodestra (già suo, in pratica) e belle fette dl M5S del Nord, spesso più leghista della Lega. Al Sud, acchiapperebbe ciechi e immemori degli insulti e dei furti e la destra più estrema, forte, troppo spesso, in quell’aria grigia fra politica e amici degli amici.

Comunque vada la partita, la Lega ha vinto. A meno che non si faccia qualcosa, per svegliare i distratti e quelli che “lasciamoli lavorare”. L’appello lanciato dal professor Viesti, decine di docenti, scrittori e più di quattromila persone in soli tre giorni, finora, è il primo, vero, confortante segnale di reazione civile. Dovremmo tutti sostenere e diffondere questa iniziativa, portarla al maggior possibile successo. Noi ci siamo e siamo tanti e non siamo disposti a lasciali fare.

Quello che sta avvenendo è parte di un fenomeno molto più grande. Provate a veder l’Italia quale laboratorio di nuovi equilibri mondiali, nei quali l’Europa sarebbe ridotta a rango di colonia del G3: Stati Uniti, Cina, Russia. Una condizione in cui si è messa da sola e dalla quale non fa nulla per uscire: come i pesci nella rete, i più grandi continuano ad azzannare i più piccoli (vedi la Germania con la Grecia e il resto dell’Unione europea) o la Francia con i Paesi africani ex colonie e di fatto ancora costretti a versare il tributo della sudditanza per tenere fuori dai confini (ma non dalla cassa) l’ex occupante militare.

Una nuova civiltà sta cambiando il mondo. E comincia da qui. Non è vero che non si può fare niente. Qualche volta, vince quello con la fionda. O che con una firma dice: non in mio nome.

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi?recruiter=45407291&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_petition