Agenda Sud 34 non basta più: la cronaca ci insegue e ci supera. Almeno due fatti sono in grado di relegare al rango di dettaglio minore la battaglia per il 34 per cento della spesa pubblica al Sud (se rapportata alla popolazione; se al territorio, sarebbe il 40 per cento e non sia mai si tenesse conto di tutta quella non fatta e dirottata al Nord).

1 – Paolo Spadafora, di Agenda Sud Calabria, leggendo attentamente la proposta di legge del Veneto per il trasferimento alla Regione di 23 competenze statali e delle relative risorse, si è accorto che ci avevano infilato una polpetta avvelenata, perché la quantità di soldi che il Veneto dovrebbe “trattenere” o lo Stato centrale “trasferire”, viene rapportata non solo alla popolazione e al territorio, ma soprattutto al gettito fiscale: come dire che chi è più ricco ricveve ancora di più e chi è povero, avrà meno diritti, scuole, cure, strade… Quindi, non si tratta di passare dei poteri e le somme conseguenti da un ente di spesa centrale a uno periferico, ma di far scattare, senza esplicitarlo, il meccanismo per tenersi tutti i soldi, e chissene frega di cosa succede al resto del Paese. Di fatto: la secessione. Lo denunciano docenti di valore indiscutibile sia per la loro rilevanza professionale, sia per la loro libertà di giudizio, quali il professor Marco Cammelli, consulente della maggiori istituzioni nazionali, o il professor Gianfranco Viesti.

Un passaggio analogo alla proposta del Veneto è in quella della Lombardia, altra Regione secessionista, sia pure in forma più sfumata (non è sfumata la sostanza).

Ora, la si pensi come si vuole sulla forma statuale dell’Italia e persino sul fatto che debba essere o no una, la questione è che se le Regioni ricche scappano con la cassa, non resta nulla di cui pretendere almeno il 34 per cento. Insomma: un’altra porcata leghista (ma gli altri partiti di centrodestra e centrosinistra sono d’accordo, a Nord, e complici per distrazione o silenzio al Sud), per continuare ad agire come da un secolo e mezzo: tenersi tutto, rubando al Sud.

La cosa più incredibile è che dei parlamentari di ogni colore, quasi nessuno se ne è accorto. Si parla di migranti, respingimenti, vitalizi…, come se su una nave che affonda si discutesse dell’ora più conveniente per la colazione.

Fa bene la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, a chiedere che la spesa delle Ferrovie e dell’Anas sia almeno del 34 per cento al Sud e i ministeri (finché il Nord non avrà ripulito la cassa) onorino tale impegno. Ma ora la questione principale su cui puntare tutte le forze e di cui rendere edotti è il progetto della secessione con scasso della banda pigliatutto. Altro che scimmiottamento delle Regioni del Sud che chiedono il trasferimento delle competenze, anche solo per fare finta (vedi la Campania: ne vuole 3 su 23) di esserci. Questi stanno togliendoci anche gli occhi per piangere. Come minimo, se ne deve discutere pubblicamente e ogni decisione deve essere esaminata, emendata e presa in Parlamento. Non così, quasi di nascosto (come i ladri) e in un confronto a due fra leghisti veneti, quali la ministra alle Regioni, Erika Stefani e il presidente Luca Zaia.

Per dire su quali complicità possono contare: il preaccordo fra le Regioni secessioniste e lo Stato centrale è stato siglato dal governo Gentiloni il 28 febbraio, appena 4 giorni prima delle elezioni del 4 marzo. Un governo già nella tomba ha compromesso il futuro del Paese, mentre da 17 anni non si trova il tempo per definire quali devono essere le prestazioni uguali per tutti gli italiani (i famosi Lep) e quanto devono costare. Altrimenti, se prima le Regioni ricche si prendono tutti i soldi (perché i loro studenti abbiano di più, i loro anziani pure, per la salute dei loro cittadini si spenda ancor più di oggi, ovviamento sottraendo tutte ulteriori risorse al diritto allo studio, alle cure, all’assistenza degli italiani più poveri), del niente che resta, che 34 per cento chiedi?

2 – Il rapporto della Svimez appena presentato fa paura! Il numero delle famiglie composte da soli disoccupati è raddoppiato al Sud (600mila, ovvero, il triplo di quelle del Centro, del Nord); la popolazione è calata di due milioni e l’emigrazione giovanile ha raggiunto il massimo. Il Mezzogiorno è ormai un territorio e una comunità in corso di disgregazione.

Tocca cambiare strategia in corsa: il 34 per cento di niente è zero. Quindi, bisogna impedire quello zero e mobilitarsi per far fallire il progetto della “banda delle autonomie con il trucco”. Occuparsi del pur sacrosanto 34 per cento, alla luce di questi fatti, diviene quasi una distrazione colpevole di forze.

Prima si discute, si fanno i conti, si definisce quali diritti essenziali si devono garantire a tutti gli italiani, e poi si parla di autonomie e secessioni. Su questo, avvieremo iniziative. Subito. Ne sarete tempestivamente informati.